“A chi tocca nun se ‘ngrugna”, caro Renzi.

La traduzione letterale del detto romanesco “A chi tocca nun se ‘ngrugna” è “A chi tocca non si arrabbi e non metta il broncio”. Questa espressione, tra il cinico e il consolatorio, sembra derivare da un antico gioco da osteria romana di carte detto “passatella”, in cui chi perdeva non poteva bere vino per un giro se gli altri giocatori decidevano, del tutto arbitrariamente, che doveva essere così.

Dato che chi veniva “condannato” a tale penitenza spesso ci rimaneva male, gli si diceva, appunto, “a chi tocca nun se ‘ngrugna”, intendendo che se a quel giro era toccato a lui al successivo sarebbe probabilmente capitato a qualcun altro, quindi era inutile perdere tempo ed energie a rimuginare sul fatto, tanto valeva proseguire col gioco.

Chi si siede al tavolo della politica da protagonista, caro premier e soprattutto segretario del PD Renzi, è come i giocatori della “passatella” romana: deve accettare il fatto che inevitabilmente, prima o poi, deve far i conti con la statistica, e che quindi il giro di penitenza gli toccherà sopportarlo. E’ toccato a chi lo ha preceduto, toccherà a chi verrà dopo di lui.

Bisogna avere pazienza.

Certo, però, cosa diversa è se il giocatore ritiene che il gioco sia truccato, e qualcuno stia barando abusando del fatto che dia le carte. Allora il giocatore ha tutto il diritto di buttare il tavolo per aria, e urlare in faccia al baro la sua disonestà.

Fuor di metafora, se parliamo del rapporto tra la politica e la magistratura, non possiamo far finta di non ricordare l’accanimento di alcuni magistrati nei confronti del precedente premier (e capo del suo partito) Silvio Berlusconi.

E non possiamo far finta di aver dimenticato che quando lo stesso Berlusconi fece saltare il tavolo e denunciò una sorta di golpe bianco della magistratura nei confronti del Governo, non solo lo stesso Berlusconi si beccò tante di quelle – metaforiche – coltellate “giudiziarie” dai magistrati che lo avevano messo nel mirino da finire politicamente stecchito, ma anche che nessuno nel centrosinistra ebbe il coraggio di manifestare un’anima garantista nei suoi confronti.

Oggi sembra che sotto schiaffo sia il partito di Renzi, il PD, con ben 102 indagati o arrestati in giro per l’Italia, oltre ai colpi durissimi incassati dallo stesso Governo, che ha visto cadere le teste di ministri e sottosegretari per accuse gravissime che, in qualche caso, per la verità, si sono poi dimostrate inconsistenti.

Ma il colpo di ieri, con l’arresto del sindaco di Lodi, braccio destro addirittura del vice segretario del PD Guerini, cioè il “cuore” del partito, è evidentemente stato considerato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: ed ecco che un primo segnale forte di insofferenza nei confronti dell’operato della magistratura è partito non dal Governo, ma addirittura dal “cuore” della stessa magistratura, il CSM.