“A chi tocca nun se ‘ngrugna”, caro Renzi.

Infatti il membro “laico” (cioè di nomina politica, nella fattispecie “casualmente” del PD) Giuseppe Fanfani ha annunciato in pompa magna che considerava l’arresto del sindaco di Lodi Simone Uggetti “ingiustificato e comunque eccessivo”, e che avrebbe chiesto l’apertura di una pratica in I commissione del CSM per verificare “la legittimità dei comportamenti tenuti e dei provvedimenti adottati” dalla magistratura.

Questa presa di posizione ha scatenato, ovviamente, l’ira dei magistrati, che attraverso la componente “Area” dei togati nel CSM, hanno subito emesso un comunicato di fuoco: “Parole inaccettabili, sono un’indebita interferenza sull’autonomia e la serenità dei magistrati”.

E aggiungono, in una nota, i magistrati ritenuti più vicini alla sinistra: “La definizione di ‘arresto ingiustificato e comunque eccessivo’ da parte del consigliere Fanfani, senza peraltro conoscere i contenuti della indagine e sulla base delle notizie di stampa, per di più adombrando possibili interventi dello stesso Csm, rischia di delegittimare l’impegno nella trattazione di un delicato procedimento per la natura delle incolpazioni e la qualità dei soggetti coinvolti”.

In calce, la firma dei consiglieri Piergiorgio Morosini, Nicola Clivio, Valerio Fracassi, Antonio Ardituro, Lucio Aschettino, Ercole Aprile e Fabio Napoleone.

A questo punto ci saremmo aspettati un discorso franco e diretto di Renzi, che con coraggio affiancasse il suo uomo nel CSM nell’affermazione di una magistratura che stava “esagerando” nei confronti del PD, anche con arresti del tutto immotivati e dal vago sapore persecutorio, se non intimidatorio.

E invece il novello zar (come lo ha definito Crozza, che spiritosamente gli ha affiancato la Boschi definendola “la zarina”, e Verdini definendolo “la-zarone”) cosa fa? Lascia in balìa degli arrabbiatissimi magistrati il povero Fanfani, e nel question time si defila. E davanti alla domanda su un possibile “complotto” della magistratura nei confronti del PD romaneggia con un “Complotto de che?” e poi svicola dicendo: “Il governo non commenta il CSM.

La mia posizione non è mai cambiata: noi rispettiamo le iniziative dei magistrati, speriamo arrivino a sentenza presto”.

E allora, sempre romaneggiando, diciamo a Renzi che “nun se ‘ngrugni”. Se non pensa che in Italia si stia scivolando verso una “magistrocrazia” allora incassi le sberle e stia buonino. Almeno fino a quando non lo colpiranno direttamente, come a suo tempo fecero con Berlusconi.

O forse è proprio per tentare di evitare corsi e ricorsi della storia, avendo capito l’antifona e volendo dimostrare di aver capito, che lo zar ha preferito battere coraggiosamente in ritirata.

Il problema di questa Italia è proprio questo: si vedono sempre i fili sopra ogni burattino che sale sul palcoscenico, ma nessuno ha il coraggio di guardare dietro le quinte per sapere finalmente chi sia il vero burattinaio.

Roma, 4 maggio 2016
Redazione