Caso choc di malasanità: bimba muore per errore

Non è andata così. I periti della procura ritengono che il decesso sia avvenuto in realtà tra le 9:40 e le 9:50, e per questo è indagata per falso psicologico e abuso d’ufficio anche la direttrice sanitaria Rossella Moscatelli. Soprattutto Dauri non c’era nel momento della crisi. Dopo aver fatto l’anestesia e intubato la bambina, esce per andare al bar interno della clinica. “Sono rientrato subito” si è difeso. A smentirlo però una telefonata che fa col suo cellulare al fisso della camera operatoria alle 9.49 e durata 42 secondi. Ma di quella chiamata nessuno si ricorda. All’intervento partecipa un secondo anestesista, Federico Santilli, cui i carabinieri del Nas dedicano un’ampia parte dell’informativa finale. Lo descrivono così: “Persona da tempo pesantemente dipendente da sostanze stupefacenti, dedita in maniera persistente alla bugia”. Santilli è l’anestesista fantasma, perché non compare sulla cartella clinica.

Giovanna, infatti, è morta perché nessuno ha tirato una leva. L’ipossia, cioè la mancanza di ossigeno che se l’è portata via in meno di cinque minuti, potrebbe essere stata causata da una manovra errata con l’apparato di ventilazione Draeger: non è stata azionata la leva di deviazione meccanica dell’ossigeno, per cui dopo essersi addormentata, Giovanna ha cominciato a respirare anidride carbonica. Se si interviene in tempo, non si muore. Ma il saturimetro dell’apparecchio era malfunzionante. Lo riferisce un’altra anestesista, Maria Sanfilippo, chiamata d’urgenza quando ormai non c’era niente da fare. “Lo avevo utilizzato il giorno prima – ha raccontato, durante l’incidente probatorio – e avevo segnalato che non funzionava a una delle addette al blocco operatorio. Mi ha risposto “che te frega, tanto tu domani lavori in un’altra sala”.

Fonte: Il Giornale

6/5/2016