Unioni civili, passa la fiducia. E Renzi esulta tra le polemiche

Unioni civili che dividono. Matteo Renzi incassa la fiducia con 369 voti, 193 contrari e due astensioni. Lo fa in un momento in cui gli italiani non hanno più fiducia in lui.

E il ddl Cirinnà altro non farà che spaccare in due il parlamento e il Paese. Si è fatta sentire anche la Cei, con monsignor Nunzio Galantino che ieri ha parlato di “una sconfitta per tutti”. Preoccupazioni che il governo non intende stare ad ascoltare. E il premier si fa schermo con la retorica: “Le leggi sono fatte per le persone, non per le ideologie. Per chi ama, non per chi proclama. Scriviamo un’altra pagina importante dell’Italia che vogliamo”.

“Renzi va fermato e a ottobre bisogna dire no al referendum costituzionale”. È il duro attacco lanciato dalle colonne di Repubblica da Massimo Gandolfini, portavoce del comitato “Difendiamo i nostri figli” che organizza il Family day.

In particolare il neurochirurgo si scaglia contro il ddl Cirinnà sulle unioni civili che definisce “una legge anticostituzionale”, con un “iter profondamente offensivo dei regolamenti e della Costituzione”. Un percorso in Parlamento che Gandolfini definisce “un vero atto di inciviltà democratica e arroganza politica”.

E quindi, sostiene, è necessario lanciare un messaggio al presidente del Consiglio in occasione del referendum di ottobre. In parlamento il fronte delle opposizioni si è compattato contro la fiducia. Per il presidente dei deputati azzurri Renato Brunetta la stroncatura di Galantino è “un giudizio morale della Cei bergogliana su Renzi”. Il “no” al governo è trasversale. Non si oppongono soltanto i cattolici.

Le preoccupazioni degli italiani, e in particolar modo del mondo cattolico, non vengono prese in considerazione dal governo. “Ho grande rispetto per la Cei – taglia corto il Guardasigilli Andrea Orlando – ma ritengo che questa scelta è necessaria e forse anche un po’ tardiva, rispetto non solo a ciò che si è sviluppato nella società e ai diritti che attendono riconoscimento”.