La resa di Renzi: nessun soldato in Libia

L’Onu si schiera a favore dell’unico governo riconosciuto, quello di Fayez Serraj, ma non potrà avvalersi della collaborazione dell’Italia. Il premier Renzi, riconoscendo la forte caratterizzazione pacifista dell’elettorato di centro-sinistra e del suo Pd, teme una forte emorragia di consensi e non intende aprire un nuovo fronte. O, nel suo caso, una nuova sfida dopo le elezioni amministrative imminenti e il prossimo referendum costituzionale ad ottobre che lo stesso prermier ha trasformato in un plebiscito sulla sua persona.
Con un attento sguardo ai sondaggi, l’ex sindaco di Firenze ha deciso che è meglio non rischiare ed evitare di adottare la linea interventista del ministro Pinotti: troppo “divisiva” la guerra in Libia, nonostante i focolai di terrorismo presenti sul territorio minaccino in primis l’Italia.
Roma perde anche una ghiotta occasione per guadagnare rispetto e consensi all’interno delle Nazioni Unite, in quanto sono state proprio queste ultime a chiedere all’Italia una collaborazione per la protezione delle sedi Onu presenti in Libia.