Caso Yara, ricostruzione parte civile: “le mutandine tagliate provano il movente sessuale di Bossetti”

Bergamo, 20 mag. (askanews) – Il movente dell’omicidio di Yara Gambirasio è “chiaramente sessuale” e il delitto è stato commesso da Massimo Bossetti, che “era preso da pulsioni predatorie inarrestabili, girava come un falco sul suo autocarro e ha costretto o indotto la ragazzina che aveva già visto in giro per Brembate a salire sul mezzo”.

Lo ha detto l’avvocato di parte civile Enrico Pelillo, difensore della famiglia di Yara, concludendo la sua arringa in corte d’Assise a Bergamo. Il legale ha proseguito nella sua ricostruzione della dinamica dei fatti, anche se “non possiamo avere i video di quello che è successo”:

l’imputato ha poi “cercato di abusare di lei, una ragazzina di 13 anni, vero Bossetti?”, ha detto l’avvocato, a cui ha subito replicato lo stesso Bossetti con una battuta: “Non è vero assolutamente niente”. Poi, ha continuato Pelillo, “l’ha trascinata su quel campo (a Chignolo d’Isola ndr), l’ha stordita e una volta esanime l’ha colpita col coltello, abbandonata sul campo e lasciata morire”. Riguardo la natura del movente, ha precisato Pelillo, è l’unico aspetto “che la mia idea diverge da quella del pubblico ministero”. E ha aggiunto: “Quale significato possiamo dare a una ragazzina ritrovata con il reggiseno tranciato e le mutandine tagliate”?.

Per l’avvocato, “la violenza sessuale non è stata contestata perché il pubblico ministero non ha ravvisato elementi di prova a carico” per configurare l’ipotesi di reato. Pelillo ha formulato quindi una richiesta risarcitoria a favore del padre di Yara, Fulvio Gambirasio, di 983mila euro e a favore di Keba di 427mila euro. Mda/Int2

ASKANEWS
20 Maggio 2016