CARO SILVIO, IL MILAN E’ IL TUO SPECCHIO

Non ci sarà Europa per il Milan. E neppure il conforto di un trofeo in bacheca. L’ultimo obiettivo, quello di riserva, per salvare la stagione, si è volatilizzato. E’ sfuggito al traguardo, a pochi minuti dalla fine del secondo tempo supplementare. E’ stato il partente Alvaro Morata, entrato da poco, a spegnere i sogni rossoneri. Silvio Berlusconi, in tribuna, deve aver rimuginato a lungo sui soldi spesi. Male. Sui rinforzi, che per quanto costati avrebbero dovuto portare in dote, se non lo scudetto, almeno un piazzamento in Champions League. O in Europa. Invece no. Il Milan non ha raggiunto neppure il sesto posto in campionato. Tra alti e bassi, non è riuscito a salvare la stagione e non è entrato in Europa neppure dalla porta di riserva.
Contro una Juventus cinica e implacabile, i rossoneri probabilmente migliori dell’anno hanno dovuto arrendersi. Forse la Juve della finale di coppa Italia non era imbattibile. Certo non era sazia, volendo eguagliare il record di coppe Italia consecutive vinte (2) dopo aver eguagliato quello degli scudetti di seguito (5). E ha anche battuto il record di accoppiate scudetto-coppa consecutive (2).
La Juventus aveva fame e non era disposta ad avere pietà di un Milan che doveva salvare la stagione. Eppure i rossoneri se la sono giocata, ci hanno provato e a lungo hanno dato la sensazione di poterci riuscire. Ma, nel calcio come nella vita, contano i risultati.

Silvio Berlusconi, dunque, dopo aver visto il suo Milan perdere la finale di coppa Italia sale sul banco degli imputati. Pessima stagione, risultati che latitano da 4 anni, gestione societaria da rivedere. Anzi, senza eufemismi, deficitaria. Soldi spesi male, pianificazione assente, figuracce come la mancata cessione del 48% delle quote sociatarie a mr Bee per una cifra astronomica, sbandierata per un anno. E retromarcia clamorosi come in occasione della vicenda dello stadio di proprietà al Portello. Manca un piano strategico, capacità nel fare mercato (unici acquisti-cessioni con l’amico Preziosi oppure con la Roma, a patto di strapagare i rinforzi che dalla capitale arrivano a Milanello), chiarezzza nei ruoli.
Il calcio non è tutto, ma quando si parla di Silvio Berlusconi ci si riferisce innanzitutto ad un imprenditore e ad un leader politico. Un ex premier. Il Milan diventa quindi importante in quanto metafora. Essendo lo sport più seguito del Paese, tutti gli italiani si sono accorti dei guai del Milan e delle sopraggiunte difficoltà berlusconiane, dopo anni di trofei e vittorie in ogni parte del mondo.
Ma il Milan non è altro che una metafora dell’ultimo berlusconismo, dello status attuale di Silvio Berlusconi, il suo patron e simbolo. Il Milan va male perché Berlusconi ha perso smalto. Lo ha perso in politica, lo ha perso nell’imprenditoria.