Assoluzione Mori: andiamo in soccorso a giustizialisti, sanculotti e cianciminiani

In quanto poi alle presunte ragioni dell’omicidio del fratello postulate dall’Ing. Borsellino, la Corte è giunta a questo risultato: “la eventualità che la strage di via D’Amelio sia stata determinata dall’esigenza di eliminare un ostacolo ad una “trattativa” in corso fra lo Stato e la mafia è rimasta una mera ipotesi, non sufficientemente suffragata dagli elementi acquisiti.”.

Ma Salvatore Borsellino queste sentenze che critica tanto, le avrà lette per caso?

Comunque non è finita, andiamo avanti:

Non costituisce reato portare avanti questa trattativa anche quando, per alzarne il prezzo ed affrettarne la conclusione si rendono necessarie le stragi sul “continente”, in via Fauro, in via dei Georgofili e in via Palestro.”

E anche qui siamo soltanto nel favoloso mondo delle ipotesi. Con la sua carcerazione alla fine del 92, i carabinieri cessano giocoforza di trattare la collaborazione con don Vito, passando il testimone alla procura, vale a dire a Caselli ed Ingroia. I suoi interlocutori, nel 93, sono loro, non i carabinieri. Punto primo. Che poi le “stragi sul continente”, nel 1993, siano state effettuate “per alzare il prezzo ed affrettare la conclusione” di una trattativa stato-mafia fondata sul do-ut-des, è pura teoria, totalmente indimostrata. E dal momento che pare invece dimostrato che fra gli organizzatori degli attentati vi fosse la famiglia Graviano di Palermo, (attentati che infatti non avranno più luogo proprio a partire dall’arresto ed isolamento dei fratelli Graviano, nel1994), famiglia interessata direttamente a quel mondo degli appalti su cui stavano indagando Falcone e Borsellino proprio nel momento della loro morte, come all’Ing. Borsellino viene facile dire la sua, così a noi viene altrettanto facile dire la nostra, e quindi ipotizzare che, con le inchieste in corso sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio, gli attentati ai monumenti sul continente siano stati organizzati per depistare, simulando una matrice terroristica, dal movente degli omicidi dei magistrati, che era invece da individuarsi nella volontà di annichilire le loro inchieste correnti sulle attività criminali della mafia, la cui esistenza è dimostrata, e non in “trattative” indimostrate. In questo modo, con gli ordigni sotto ai monumenti, si spostavano i riflettori dalle inchieste sugli appalti che tanto stavano a cuore ai due magistrati nel momento della loro scomparsa.

L’Ing. Borsellino ci spieghi dunque sulla base di quali elementi egli si sente autorizzato a descrivere in termini scontati ed oggettivi la sua teoria, e soprattutto a ritenerla maggiormente dimostrata della nostra, o ad essa “preferibile”.