FALCONE, SIMBOLO DI UN’ITALIA CHE NON SI ARRENDE

Giovanni Falcone non aveva paura o non lo dava a vedere. Se l’aveva, la sconfiggeva e lottava. Proprio per questo aveva ottenuto il maxiprocesso, grazie alle sue indagini, e importanti risultati nella lotta ai corleonesi e a Cosa Nostra. Proprio per questo è morto, lasciando una delicata eredità. Che gli italiani hanno raccolto, possiamo dirlo. Anche se la morte di Falcone ha inaugurato la stagione dell’ipocrisia e dei nemici diventati amici, quel sacrificio ha fatto scattare qualcosa, in tutti. Non ci si è arresi alla violenza brutale di Cosa Nostra, dei corleonesi, di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Falcone è morto, ma la strage di Capaci non è servita a porre fine al suo lavoro. Si è andati avanti, con coraggio e in onore della sua memoria. Gli italiani hanno avuto paura, ma hanno trovato la forza di non arrendersi. Probabilmente l’hanno fatto per lui, per non vanificare il suo lavoro. Quel che è sicuro è che il suo esempio ha rappresentato una motivazione in più, un valore aggiunto.
Di Giovanni Falcone non si potrà mai dire che il suo è stato un sacrificio inutile. E’ diventato un simbolo, un’icona degli italiani che non si arrendono. E proprio oggi, giorno del ventiquattresimo anniversario della strage di Capaci, il presidente della repubblica Sergio Mattarella ha usato le parole giuste: la strage di Capaci è stata l’avvio della riscossa morale.
E’ la storia a dirlo.
Grazie Giovanni Falcone.

Riccardo Ghezzi

23/5/2016