«Su Provenzano un salto nel buio dei pm»

Sono cadute una dopo l’altra, come birilli instabili, le accuse contro l’ex generale del Ros Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, assolti anche in appello nel processo che li vedeva imputati per la mancata cattura di Bernardo Provenzano.

Si sono schiantate al suolo portandosi via ogni ardita ipotesi di favoreggiamento a Zu Binnu. Polverizzate, perché prive di prove, anche dalle dichiarazioni spontanee dello stesso Obinu, pronunciate poco prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio per confermare la solida sentenza di primo grado.

L’ex vicecomandante del Ros, oggi in servizio all’Aisi, Agenzia informazioni e sicurezza interna, esordisce evidenziando che nell’«intensa ed articolata requisitoria della pubblica accusa» ha rilevato «l’assoluta assenza di nuovi elementi», tanto da fargli dire che di lui «si parla esclusivamente al fine di valutare» la sua «personalità tendente a seriali condotte illecite commissive e missive».

Condotte seriali che «non è chiaro quali siano», perché «la serialità definisce una linea fatta di più punti», e «l’unico punto in questione è il capo di imputazione in esame», mentre «il resto appare frutto di suggestioni strumentali che si riferiscono alla mia duplice esperienza, prima nell’Arma dei carabinieri e, dal 2002, nel Servizio di Sicurezza. Come se ciò fosse un indizio a sfavore».

Obinu, poi, fa notare il paradosso dei paradossi di questo processo: la rinuncia, da parte dell’accusa, all’aggravante mafiosa e al movente:

«Avrei commesso un reato senza movente, senza scopo, senza finalità, e l’avrei commesso, senza l’onere della dimostrazione, forse ed ipoteticamente per acquiescenza verso il mio superiore (Mori, ndr) e per vantaggi di carriera».

Ma «se ho commesso un reato senza motivo potrebbe significare che sono incapace di qualsiasi raziocinio e non un finissimo investigatore, come sono stato definito dall’Accusa. Ci dovrà pur essere un elemento escatologico da dover considerare e che finalizzi il mio comportamento commissivo od omissivo, altrimenti si dovrebbe pensare ad una mia latente schizofrenia».