MARIA ELENA BOSCHI E QUEI PARTIGIANI CHE NON CI SONO QUASI PIU’

Cosa dobbiamo pensare, quindi, della Boschi? Che ha detto che molti tra i partigiani combattenti votano sì oppure che tra gli iscritti all’Anpi i molti partigiani combattenti votano sì? Sono dilemmi che divertirebbero la Sibilla Cumana.
In entrambi i casi, si tratterebbe comunque di gaffe. Sia perché non può dimostrare che i partigiani “veri”, ossia quelli che hanno combattuto, votano sì, sia perché non può dimostrare che tra questi partigiani “veri” siano molti quelli che votano sì. Probabilmente non sono neppure la maggior parte.
La sua appare una strumentalizzazione fuori luogo, che rischia persino di delegittimare chi tra i 5000 partigiani combattenti rimasti ancora in vita ha già deciso o deciderà liberamente di votare No. Farebbe quasi la figura di un partigiano di serie B.
Senza contare che i giovani iscritti all’Anpi, tanto affezionati ai valori della Resistenza da sentirsi partigiani pur non avendo mai combattuto Mussolini, potrebbero offendersi a morti per il fatto di non essere considerati “veri” dal ministro.
Insomma, comunque la si guardi Maria Elena Boschi l’ha combinata grossa.
Ma la sua dichiarazione è stata utile a capire almeno una cosa: com’era ovvio e prevedibile, nell’Anpi non ci sono quasi più partigiani. Non quelli veri, perlomeno, come intende la Boschi.
E allora, vogliamo davvero farne oggetto di campagna elettorale in vista di un referendum?

Riccardo Ghezzi

24/5/2016