Il dramma di Papa Francesco

I sacerdoti e i Mosè che oggi dovrebbero aiutarci  a vivere nella presenza della Parola del Dio vivente, storicamente incarnata e presente in mezzo a noi per sempre nell’Eucaristia, si trovano tra l’incudine e il martello. Da un lato su di loro esercitano pressioni gli uomini “di duro cuore” e da un altro lato li inquietano le parole di Cristo che, poiché in Lui Dio crea l’uomo, “sapeva quello che c’è in ogni uomo” (Gv 2, 25): “Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio” (Mt 5, 31-32). Alcuni dei nostri pastori e “arcipastori”, cercando di non commettere apertamente l’errore di Mosè e nello stesso tempo di non esporsi anche alle critiche da parte dei “cuori sclerotici”, ci assicurano che l’indissolubilità del matrimonio è fuori discussione. Entrano però in un vicolo cieco quando comunque pretendono che il pensiero pratico sui matrimoni falliti si appoggi anche su una piccola parola – “ma” – che permetta loro di costruire commenti casistici con i quali giustificare l’adulterio. Propongono una casistica “sì, ma” che prende in considerazione non tanto la coscienza dell’uomo, quanto la sua inclinazione al male. Se si dovesse andare avanti così, c’è da aspettarsi che a breve seguirà il caos, in cui le persone soggette all’inclinazione al male andranno in giro per le parrocchie e perfino per le diocesi in cerca dei casuisti più furbi. Oggi ci serve urgentemente un Pascal, che scriva “Le nuove Provinciali”.

Le parole di Cristo sono chiare e univoche. Spiegando alla gente il Decalogo, ordina in modo inequivocabile: “Sia /…/ il vostro parlare sì, sì: no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5, 37). Tuttavia gli uomini dai “cuori sclerotici” preferiscono il chiaroscuro che fanno del frammentario “sì” e del chiassoso “no” e che loro ritengono la più grande conquista della loro intelligenza. E’ di questo chiaroscuro che formulano un concetto della misericordia tale che nel momento di essere emotivamente mossa dalla povertà altrui lascia la Verità dell’Amore nell’agonia nel Giardino degli Ulivi. Ciò significa che questo concetto serve come la misericordia che usano i cavalieri quando danno il colpo di grazia a chi già è ferito a morte.

Molti politici di oggi, sfruttando il caos dottrinale nella Chiesa, non trovano più difficoltà nel comportarsi come si comporta il Grande Inquisitore di Dostoevskij. Non comprendendo il dono divino della libertà che viene dalla verità, il vecchio cardinale di Siviglia rinchiude Cristo in prigione. Ben presto però, travagliato dalla presenza della Parola che inquieta la sua coscienza al punto da costringerlo a giustificarsi davanti a se stesso, La espelle dalla società.

Oggi Cristo tace, come tace in Siviglia. Mostra la misericordia sia ai vecchi che ai giovani Inquisitori, baciandoli sulla bocca. Questo bacio brucia i loro cuori come brucia il cuore del cardinale di Siviglia? Non sappiamo, poiché li differenzia il fatto che il cardinale di Siviglia permane ostinatamente nelle proprie idee, mentre gli Inquisitori politici di oggi permangono ostinatamente nel vuoto, in cui tutto è banale per loro