Il dramma di Papa Francesco

Crea il vuoto nell’uomo il suo distanziarsi da Cristo, che convinse gli uomini quanto al peccato (cfr. Gv 16, 8) con la Sua testimonianza data alla verità pensata in Lui e per Lui nell’atto della creazione del mondo e dell’uomo. Nel Giardino degli Ulivi i discepoli di Cristo dormono, mentre Egli è in agonia accanto a loro. Essi invece, in modo assonnato e quindi irresponsabile, si adattano alla politica correttezza imposta da un Inquisitore invisibile che fa da padrone nella quarta Roma delle organizzazioni internazionali. I discepoli creano le narrazioni pastorali, scambiando il sogno per lo stare desto, la malattia per la salute, il peccato per la virtù. Si piegano a se stessi sempre più lontano dal mondo reale.

“Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo: non bisogna dormire fino a quel momento” (B. Pascal). Il traditore si avvicina con un bacio di morte. Sotto la croce resteranno soltanto un mistico e le donne, e a seppellire Gesù li aiuteranno i suoi amici segreti. I discepoli invece si rintaneranno nei loro nascondigli.

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“Ci sono tante forze nel popolo,
Ci sono tanti uomini;
Entri infine il Tuo Spirito
E svegli gli addormentati”
(Stanislaw Wyspianski, “Wyzwolenie”, II)

 

Il poeta polacco Stanislaw Wyspianski scrisse questa preghiera nel 1902, quando in Europa non c’era lo Stato polacco, ma c’era la nazione polacca che desiderava la libertà e sognava di recuperarla. Oggi è l’Europa che ha bisogno di una tale preghiera, ne ha bisogno soprattutto la Chiesa. E’ alla Chiesa che incombe l’obbligo di predicare in modo orante la verità che tutti apparteniamo a Dio e che perciò a noi tutti si riferiscono le parole con cui Cristo, dopo aver spiegato il senso del Decalogo, conclude il grande discorso sul Monte delle Beatitudini: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48). Il vero, il bene e il bello di ogni essere ricevono la vita dall’Ideale che è Dio. San Giovanni Paolo II disse ai giovani che sono obbligati a esigere da se stessi le cose ideali, anche quando gli altri non le esigono da loro.

Oggi, quando la deformazione ariana della Parola del Dio vivente s’insinua nelle menti dei teologi e persino dei vescovi, il che in pratica significa fermare i cristiani nell’errore antropologico di Mosè e di Marx, che cioè conosce il bene colui che lo vede dal punto di vista del male, come è attuale il monito del giovane Karol Wojtyla: “Non si può pensare soltanto con un frammento di verità, bisogna pensare con tutta la verità” (“Fratello del nostro Dio”)! Fra breve Cristo dirà: “Chi sta con il Signore, venga da me!”. Invece di mettere le spade nelle mani di quelli che si schiereranno dalla parte del Signore, coma fece Mosè, Cristo metterà nella loro bocca le parole di fuoco: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me” (Mt 10, 37-38).

 

Stanislaw Grygiel è ordinario di Antropologia filosofica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia di Roma, è stato allievo di Karol Wojtyla all’Università di Lublino, diventandone poi consigliere

Roma, 27 maggio 2016
fonte ilFoglio