La democrazia è una cosa seria. Niente ambiguità, per favore

 

Secondo l’attuale Costituzione della Repubblica italiana, che è la legge fondamentale dello Stato, è il Parlamento l’organo attraverso il quale si esprime direttamente la sovranità popolare ed è ancora il Parlamento a rappresentare l’intera comunità nazionale, e non il Governo. Questo perché è il Parlamento che si elegge e non invece il Governo. A riprova della sua centralità, va aggiunto che al Parlamento spetta anche indirizzare e controllare l’operato del Governo, che per poter governare deve avere la fiducia delle due Camere che costituiscono il Parlamento. Ciascuna Camera, di conseguenza, accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale (attraverso il famoso strumento della fiducia o della sfiducia). In scienze politiche, questa forma di governo si chiama non a caso Repubblica parlamentare. Se fossimo negli Stati Uniti, ma non lo siamo, forse queste critiche sarebbero accettabili, perché la loro forma di governo è una Repubblica Presidenziale.

 

Dunque, alla luce di ciò, che senso ha affermare che il Governo Renzi, così come il Governo Monti o il Governo Letta, non sono stati eletti dal popolo? Nessuna. Ciò nonostante, questa apparente incomprensione, dettata talvolta dall’ignoranza ma più spesso dalla malafede, viene continuamente riproposta e propagandata in numerosi dibattiti e talk show ogni qual volta si vuole attaccare il Governo, come se costituisse un dato reale. Come se fossimo in una condizione di “non-democrazia” (mai stati in Egitto o in Arabia Saudita?).

 

Per confutare questa tesi non varrebbe nemmeno la pena citare i contrappesi che i padri costituenti stabilirono per garantire alla nostra democrazia di sopravvivere sempre e comunque, come i poteri del Presidente della Repubblica, al quale tra le altre cose compete in via esclusiva la nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, dei Ministri; o come la Corte Costituzionale, che a sua volta giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi, sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e sulle accuse contro lo stesso Presidente della Repubblica.

 

Così, se non fosse che è stata presa sul serio, farebbe sorridere la polemica del giovane studente di Catania che, sulla presunta illegittimità del Parlamento attuale data la legge elettorale non conforme all’ordinamento italiano, ha citato il giudizio espresso in merito dalla Corte Costituzionale nella sentenza 1 del 2014, guadagnandosi il suo quarto d’ora di notorietà di fronte al Ministro Maria Elena Boschi. Bene ha fatto quel ragazzo a mostrarsi critico e attento all’andamento democratico del nostro paese, e ben vengano le più aspre critiche dai giovani che s’interessano alla cosa pubblica. Ma se a lui si possono perdonare certe sviste anche per ragioni anagrafiche, ai politici che lo hanno preso ad esempio virtuoso, invece, non si può perdonare la malizia di un trucco demagogico che non ha riscontri nella legge italiana.

 

La sentenza della Corte Costituzionale, infatti, chiarisce nettamente che il parlamento attuale, per quanto malfatto o corrotto ci appaia, è però pienamente legittimo: “…È evidente, infine, che la decisione che si assume, di annullamento delle norme censurate, avendo modificato in parte qua la normativa che disciplina le elezioni per la Camera e per il Senato, produrrà i suoi effetti esclusivamente in occasione di una nuova consultazione elettorale. […] Essa, pertanto, non tocca in alcun modo gli atti posti in essere in conseguenza di quanto stabilito durante il vigore delle norme annullate, compresi gli esiti delle elezioni svoltesi e gli atti adottati dal Parlamento eletto”. Tutto chiaro?