Modello tedesco per Renzi, oltre i contratti aziendali

“Se le parti sociali non troveranno intese a livello aziendale, toccherà al governo intervenire”. Così parlò il cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder, il 14 marzo 2003, rivolgendosi dal Bundestag a imprenditori e sindacati. Le parti sociali tedesche alla fine trovarono un accordo e quello divenne uno dei pilastri delle profonde riforme economiche e sociali alle quali oggi si attribuisce buona parte della competitività del sistema produttivo di Berlino. In Italia, da un anno almeno, gli esponenti del governo Renzi ripetono le parole di Schröder: “Pensiamo che il tema della contrattazione sia competenza delle parti sociali. Ma se nel tempo ci renderemo conto che non c’è volontà che si arrivi a soluzione, trarremo le nostre considerazioni”, ha ripetuto ieri il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

Il cambiamento appena avvenuto ai vertici di Confindustria – con i toni radicali usati dal neo presidente Vincenzo Boccia sugli “aumenti retributivi” che “devono corrispondere ad aumenti di produttività” – potrebbe fornire un’accelerazione al dossier “contrattazione aziendale”. Magari suggerendo un po’ di collaborazione à la tedesca tra governo e associazione degli industriali in nome della competitività perduta. Lunedì prossimo, alcuni esponenti della maggioranza parlamentare avranno un’occasione per vedere da vicino il Modell Deutschland.

Una delegazione della commissione Attività produttive della Camera sarà a Stoccarda per visitare lo stabilimento della Casa automobilistica Porsche a Zuffenhausen, per essere ricevuta al ministero dell’Economia del Land di Baden-Württemberg e per confrontarsi con altri esponenti del mondo produttivo locale.

Ci sarà Guglielmo Epifani, oggi presidente della commissione per il Pd e già segretario generale della Cgil; insieme a lui anche Gianluca Benamati, capogruppo del Pd in Commissione, e Alberto Bombassei, capogruppo di Scelta civica in commissione e presidente dell’omonimo gruppo industriale fornitore di case automobilistiche in tutto il mondo. A guidarli sarà Josef Nierling, ad di Porsche Consulting Italia, società di consulenza nata nel 1994 per fare tesoro delle operazioni di risanamento e ristrutturazione che allora dovette subire l’omonimo gruppo Automobilistico per uscire da una grave crisi.