Modello tedesco per Renzi, oltre i contratti aziendali

Nierling dice che l’Italia “non è condannata a rimanere indietro, il treno dell’innovazione può essere agganciato in corsa e senza ripartire da zero”. A patto di non nascondere alcuni problemi strutturali di fondo: “La dimensione media delle imprese italiane, per esempio. Su 100 dipendenti tedeschi, 50 lavorano per una azienda medio-grande; in Italia, su 100 dipendenti, meno di 20 lavorano per un’azienda di questa taglia. E’ vero, le nuove tecnologie sono più economiche che in passato, ma fare ricerca e finanziarla costa.

Le reti d’impresa non bastano più. Meglio defiscalizzare fusioni e acquisizioni aziendali, e inoltre rendere più conveniente l’approvvigionamento di capitali al di fuori del circuito bancario: così si cresce di taglia”. Infine, una questione culturale di non poco conto: “In Italia, a partire dagli anni 70, la figura dell’imprenditore è stata sminuita nel discorso pubblico – conclude Nierling – Se la crescita dev’essere un’ossessione, allora si torni a celebrare il metodo e il successo d’impresa, la capacità di innovare e creare occupazione, a partire dalle università”.

Roma, 29 maggio 2016
Fonte IlFoglio