CONFRONTO ALLA ROMANA

C’è quell’abusata frase di Lessing secondo cui l’attesa del piacere è essa stessa il piacere. E a pensarci era un principio applicabile anche al faccia a faccia su Sky tra i cinque candidati della corsa romana. L’attesa, però, è andata delusa. Sulla fuga al confronto della pur volenterosa Virginia Raggi era nata un’epica durata settimane. Legittimo puntare il dito e altrettanto legittimo sottrarsi perché ognuno sceglie la strategia che meglio crede.

L’editoriale Gian Marco Chiocci per IL TEMPO

Comunque, il piacere di vederla si è esaurito all’ergersi a maestrina di onestà. Sarà stato il format del dibattito che prevede mini comizi anziché scontri diretti, ma l’ex avvocato dello Studio Previti al pari dei colleghi in studio ha recitato il copione tante volte declamato in una campagna elettorale piuttosto piatta, più improntata sul sottobosco di propostine spot (e magari qualche reciproca reprimenda sul piano personale) che sul confronto tra una rotta su cui dovrà veleggiare questa città dal 20 giugno in poi. Non solo lei ma tutti i candidati sono sembrati gli spettatori di Lucrezia, solo che questi al massimo si tirano la sabbia negli occhi.

Nell’arena della tv a pagamento c’erano due candidati che partivano con le zavorre di precedenti giunte malriuscite, cioè Giachetti, che porta addosso il timbro del Pd del malaffare e del Marziano.

E la Meloni, che anche se a lei questa cosa non piace sentirla, paga pro quota lo smacco storico di una destra che non ha risposto alla chiamata del governo romano. Il primo non ha entusiasmato, la seconda torna a casa con una buona performance che non sappiamo se la aiuterà a recuperare l’harakiri di un centrodestra dilaniato dai veleni. Il vostro direttore non vuole schierare il giornale nella barricata di nessuno. Ogni lettore/elettore avrà ampia libertà di costruirsi una coscienza critica nei giorni che mancano alla scelta.

Dopo avere visto il confronto tv e dopo aver assistito in questi mesi alla sconfitta della politica ci auguriamo che l’anima vera della città, quella che parla alla storia dei millenni, raddrizzi il timone della nave perché l’onda lunga dello sfascio di Marino, novello Schettino, non s’è ancora fermata. Roma è uno schifo, inguardabile e invivibile. Siamo prossimi a schiantarci sugli scogli. Non ci resta che votare. E sperare. Incrociamo le dita.

3 Giugno 2016
Il Tempo