BENIGNI E LE GIRAVOLTE SULLA COSTITUZIONE

Roberto Benigni l’ha espressa la sua opinione, scoprendosi uno dei tanti artisti organici alla sinistra. Ma questo già lo sapevamo, non ci stupiamo. Più che altro, doveva solo capire in quale parte di sinistra stare: quella anti-renziana di Bersani-Fassina-Cuperlo-D’Alema o quella renziana fedele al premier. Forse questa era la sbandierata dicotomia tra cuore e cervello, più che il merito della riforma in sé. Non c’entra nulla l’impatto con la Costituzione, da buon artista che ha costruito buona parte della sua fortuna schierandosi politicamente il problema principale di Benigni è capire a quale sinistra deve strizzare l’occhio.
E ha fatto la sua scelta, ascoltando il cervello e non il cuore. Qualcuno, altri intellettuali e artisti, non l’ha presa bene. Dario Fo, ad esempio, che facendo gli stessi ragionamenti di Benigni è giunto però a conclusioni opposte. Per lui, che ormai strizza l’occhio al Movimento 5 Stelle, è meglio fare propaganda per il No.
Non è solo una guerra tra intellettuali e artisti, in un momento in cui la sinistra si è divisa e quindi anche il mondo di intellettuali e artisti, in quanto tali di sinistra, appare spaccato in due. La presa di posizione di Benigni ha dato il via alla solita guerra civile tra italiani: Benigni ha ragione, Benigni ha torto.

Benigni sicuramente è uomo colto, non è un comico e basta. Ma le sue esternazioni sono dettate più che altro da interesse e coerenza con il personaggio che si è costruito. Ha deciso di schierarsi politicamente, perché questo è ciò che conviene.
Non solo: sul referendum di ottobre ha già cambiato idea tre volte. Ha annunciato prima di appoggiare il Sì, poi il No. Infine di nuovo il Sì, che però assomiglia più a un Nì. Potrebbe essere che quest’ultima decisione, non granché argomentata, sia quella decisiva. Ma non possiamo metterci la mano sul fuoco.
Morale della favola: su cosa stanno discutendo gli italiani oggi? Sulle giravolte di un artista che sta solo facendo calcoli?
Probabilmente le opinioni di Benigni contano più di quelle di Zagrebelsky, soprattutto se si parla di riforme costituzionali. In Italia è così.
Beati noi.
E allora chiediamo a Benigni se la Costituzione italiana è ancora la più bella del mondo.
Se lo è, perché sia da cambiare. E soprattutto perché da cambiare come vuole la Boschi.
E, infine, come si sarebbe schierato se la stessa identica riforma l’avesse fatta un ministro di Berlusconi.
Sentite le risposte, facciamo due più due.

Riccardo Ghezzi

Roma, 3/6/2016