L’assedio di Draghi

Il ricatto è pesante e potrebbe far saltare l’intero sistema, non solo quello italiano. Una pressione fortissima viene dalla Germania, soprattutto dal complesso bancario-assicurativo tedesco che ha potere di influenza sulla Cancelleria. Non so quanto l’opinione pubblica lo abbia capito, ma per noi rappresenta un rischio terribile e molto concreto: un cap ai titoli di stato nelle banche innesca una reazione a catena. E rischia di rimettere in discussione lo stesso Mario Draghi, lui, la sua leadership, il suo posto, non solo la sua politica.

Tanto che circola persino il nome del successore”. Il banchiere italiano parla a voce bassa e lenta, consapevole di quanto sia grave quel che dice. Passa i suoi giorni volando tra Milano, Londra e Francoforte, ascolta, guarda, discute, si fa un’idea di quel che sta bollendo nel pentolone smarmittato di questa Europa in via di accelerata disintegrazione. Il limite al possesso di debiti sovrani (fino a un quarto del capitale) è una proposta che viene dalla Bundesbank e riguarda tutti gli istituti di credito, ma naturalmente l’impatto maggiore si avrebbe su quelli italiani zeppi di buoni del tesoro (455 miliardi di euro, comprati per sostenere il paese, tanto che nel 2011 erano 180).

Il “ricatto” consiste in questo: o Draghi molla le banche e il debito della Repubblica al suo destino o non fa nessun passo avanti l’unione bancaria che, oggi come oggi, diventa una trappola, priva di un meccanismo comune per affrontare le crisi e di un’assicurazione comune sui depositi. Germania, Finlandia e Svezia hanno presentato il tetto ai ministri economici dell’Unione europea, ma è stata stoppata. Per il momento, perché i tedeschi non mollano.

Lo scontento nei confronti dell’italiano al comando della Bce ha raggiunto in Germania un livello parossistico. “Non c’è un solo cervello a Francoforte che decide tutto”, ha replicato Draghi giovedì scorso in conferenza stampa. Ma ogni giorno salta fuori un casus belli, persino l’abolizione delle banconote da 500 euro, “un attacco alla libertà privata”, secondo i giornali. Ormai non si tratta più solo delle solite stoccate a mezzo stampa. Il nostro interlocutore invita a leggere quel che dicono i suoi colleghi, i banchieri più importanti e i grandi boss delle assicurazioni.

Il presidente di Allianz, Oliver Bäte, ha dichiarato all’autorevole settimanale Der Spiegel che “la Bce sta svalutando il denaro dei risparmiatori”. Nikolaus von Bomhard capo di Munich Re ha lanciato un attacco che lo stesso giornale ha definito “selvaggio” contro la Bce, la quale “sta creando una bolla con un rialzo dei prezzi delle case e delle azioni a beneficio dei più ricchi. Non è più possibile tacere, i tedeschi non sono stupidi”, ha tuonato. Georg Fahrenschon, presidente dell’associazione bancaria, tocca corde sensibili: “Continuando così non pagheremo le pensioni e i tedeschi dovranno lavorare fino a 70 anni e oltre”.