L’assedio di Draghi

Semmai sono molto più importanti le polizze vita e i conti vincolati in banca. Le casse di risparmio (che sono rimaste fuori dall’unione bancaria, quindi possono sfuggire ai rigidi criteri patrimoniali imposti dalla Bce) pur di remunerare almeno un po’ i depositi, hanno preferito mettere in conto le perdite provocate dalla differenza tra i tassi ufficiali e quelli alla clientela.

Secondo la Bundesbank, l’anno scorso la decisione di ridurre il tasso sui depositi presso la Bce è costata 248 milioni di euro alle 1.500 banche che formano un sistema molto polverizzato e poco efficiente. “Cercheremo di resistere il più possibile, l’uomo della strada deve essere protetto”, dice Gunter Dunkel della NordLB, la banca regionale basata a Hannover. Ma fino a quando? “Gli schemi pensionistici stanno soffrendo più di tutti”, sostiene Frank Grund, il supervisore delle assicurazioni e dei fondi. In media i tassi dei contratti esistenti sono attorno al 3,28 per cento, come si fa a sostenerli se i rendimenti dei Bund decennali sono a zero?

Draghi riconosce che questo ramo dell’industria finanziaria è sotto pressione, ma nega che la causa principale siano gli interessi troppo bassi imposti dalla Bce. In ogni caso la sua priorità, anzi il suo mandato, è riportare i prezzi attorno a una crescita del 2 per cento l’anno e rilanciare la ripresa. Banche e assicurazioni saranno, a quel punto, beneficiate mentre la politica monetaria potrà tornare sul suo sentiero tradizionale. Solo allora, non prima.

Ciò vuol dire che terrà la linea fino all’autunno del 2017, così come ha annunciato. Ma il prossimo anno in Germania ci sono le elezioni. E, a mano a mano che il voto s’avvicina, sale la temperatura politica. Cdu e Csu temono uno smottamento della loro base elettorale verso la AfD. Anche i socialdemocratici che finora sono rimasti molto cauti e hanno sempre messo in guardia dall’attaccare l’indipendenza della Bce, sentono la pressione dal basso, soprattutto dei pensionati presenti e futuri.