L’assedio di Draghi

Il consiglio della Bce che si è riunito a Vienna il 2 giugno ha registrato incoraggianti progressi dell’economia, ma la crescita è lenta e l’inflazione di poco superiore a zero. Dunque, i tassi di interesse resteranno bassi a lungo. “Così la gente ritira i depositi dalle banche”, ha detto un giornalista tedesco rimbeccato da Draghi: “Non abbiamo nessuna prova che ciò stia accadendo, negli Stati Uniti gli interessi sono a zero da 7-8 anni, noi abbiamo cominciato solo nel novembre 2011”.

Draghi non molla, è un vero Drache (il drago in tedesco). Anzi rilancia: “Le nostre misure funzionano. Da questo mese partirà un nuovo acquisto di titoli delle imprese. Ma siamo pronti a fare ancora di più per realizzare il nostro mandato. Sono i governi a non aver fatto abbastanza. Se le riforme strutturali fossero andate più avanti, anche la politica monetaria sarebbe più efficace”. La sfida è aperta, e una cosa è certa: l’economista italiano cresciuto dai gesuiti e forgiato tra Roma e Cambridge (Massachusetts) non getta la spugna. Anzi, come ha fatto capire chiaramente anche giovedì, alza la guardia e prepara l’uppercut.

Roma, 6 giugno 2016
fonte ilFoglio