L’ira di Giorgia Meloni su Berlusconi: “Nulla sarà più come prima”

Voti di differenza tra Giachetti, il candidato del Pd che sfiderà la grillina Virginia Raggi al ballottaggio, e Giorgia Meloni: 55.000.
Voti di Forza Italia: 49.000.
Voti di Storace: 7.500.
Proprio così. Il mancato appoggio di Forza Italia e di Storace a Giorgia Meloni si è rivelato decisivo. La destra disomogenea si è suicidata e resterà con un pugno di mosche in mano a Roma: niente ballottaggi, niente municipalità.
Comprensibile, quindi, l’ira di Giorgia Meloni che ha dimostrato di essere la candidata più forte del centrodestra, quindi colei su cui si sarebbe dovuto convergere. La candidata unitaria, che tale non è stata perché Silvio Berlusconi, dopo il rifuto prima di Salvini e poi della stessa Meloni ad appoggiare Bertolaso, ha deciso di correre per Alfio Marchini.
E Giorgia Meloni ha un’accusa precisa da fare: «La scelta di Forza Italia risulta ancora oggi incomprensibile. Secondo me hanno centrato l’obiettivo ovvero aiutare il candidato di Renzi ad arrivare al ballottaggio e tenere in sella il presidente del Consiglio».

Una sorta di patto del Nazareno, in buona o cattiva fede. Secondo la Meloni, Forza Italia ha aiutato il Pd. E le cose nel centrodestra cambieranno: «Adesso cambiano i rapporti nel centrodestra. Noi vogliamo guardare avanti, vogliamo ricostruire e niente sarà più come prima. Stare insieme per forza non ci interessa». «Quello che abbiamo fatto qui a Roma è stato straordinario. È stato un risultato ottimo anche perché mi viene in mente il meccanismo di Davide contro Golia».
Le Meloni resta comunque soddisfatta del risultato:  «Abbiamo lisciato il miracolo. Abbiamo combattuto fino all’ultimo voto, la campagna è stata entusiasmante e come dimostrano i dati ci ha visto batterci fino all’ultimo. Non nego che arrivare così vicino al ballottaggio e ad una possibile vittoria è un po’ come perdere ai rigori la finale della Coppa del mondo». «Un romano su cinque è andato a votare per noi. Nonostante dicessero ‘Tanto la Meloni non ce la fa’».
Sembra non esserci più spazio per il vecchio centrodestra, unito.

Riccardo Ghezzi

6/6/2016