Perde il Patto del Nazareno

Nessuno può essere autenticamente soddisfatto né pienamente dispiaciuto per queste interlocutorie elezioni amministrative. I verdetti veri arriveranno ai ballottaggi. In quasi tutte le città più importanti e in quasi tutti i capoluoghi di provincia si sono resi necessari i tempi supplementari, in questo caso il secondo turno.
E allora, aspettiamo a parlare di disastro Pd e di trionfo del Movimento 5 Stelle. Certo, i grillini piazzano un importante risultato portando le due candidate di punta a giocarsi la poltrona da sindaco: Chiara Appendino a Torino e Virginia Raggi a Roma potrebbero compiere un’impresa, ma se non dovessero vincere i rispettivi ballottaggi vedrebbero ridimensionata anche la portata storica del risultato al primo turno.
Entrambe giovani, entrambe donne, tanto la Appendino quanto la Raggi sono consapevoli delle loro possibilità. La prima deve recuperare un gap di poco più di 40.000 voti dal sindaco uscente Piero Fassino. Attenzione, non è impossibile: una eventuale convergenza “anti-sistema” e anti Pd porterebbe in dote circa 70.000 voti: sono quelli della destra di Morano e Rosso (candidati sindaci rispettivamente di Lega-Fdi e dell’Udc) e dell’estrema sinistra di Giorgio Airaudo. In questo caso non basterebbe neppure il soccorso “azzurro” dei 20.000 voti di Osvaldo Napoli di Forza Italia.
E’ chiaro che numericamente a Torino non solo il Pd non ha la maggioranza, ma neppure il Patto del Nazareno. Questo potrebbe essere un problema per Fassino, fermo restando che i ballottaggi non si fanno con la matematica e l’algebra ma ricominciano da zero a zero. Considerando che però Fassino ha perso la bellezza di 100.000 voti in cinque anni, non è inverosibile ipotizzare che ne possa perdere altri in due settimane. La svogliatezza degli elettori del centro-sinistra torinese, stufi di un sistema che non cambia mai, potrebbe farla da padrone.

Veniamo a Roma: qui Virginia Raggi domina. Sono ben 130.000 i voti di vantaggio sullo sfidante Giachetti, rappresentante di un centrosinistra renziano che ha perso ben 190.000 voti in cinque anni. Niente male. Colpa di Marino? Sarà sicuramente il cavallo di battaglio del Pd.
Resta il fatto che la Raggi ha un buon tesoretto da amministrare e nel secondo turno potrebbe contare anche su parte dei quasi 270.000 voti della destra salviniana-meloniana di Giorgia Meloni. Quest’ultima non conquista il ballottaggio per poco più di 55.000 voti. Pochi. Sono quelli che la separano da Giachetti.
Di cosa avrebbe avuto bisogno Giorgia Meloni per andare al ballottaggio? Dei voti di Forza Italia e Storace, quasi 60.000. Destino crudele.
Un centrodestra unito avrebbe conquistato la possibilità di sfidare la Raggi.
Berlusconi invece ha optto per appoggiare Alfio Marchini, che non ne ha giovato. Scarso il risultato ottenuto dall’imprenditore. Nullo anche l’apporto, pure in questo caso, in chiave “patto del Nazareno”. Se anche tutti i voti di Marchini, 141.000, confluissero su Giachetti, difficilmente potrebbero bastare per battere la Raggi. La candidata pentastellata dovrebbe confermare o peggiorare il risultato del primo turno per essere sconfitta dal ticket Giachetti-Marchini. Difficilmente ipotizzabile, così come lo è pensare che tutti gli elettori di Marchini tornino alle urne per votare Giachetti.
Dunque il responso di queste elezioni amministrative è chiaro: la somma dei voti di cosiddetta “protesta”, o se vogliamo “populisti”, identificabili nel ticket Movimento 5 stelle-destra salviniana/meloniana è di gran lunga maggiore alla somma dei voti Pd-Forza Italia, quindi il Patto del Nazareno.
Certo, non si può dire che sia una sconfitta del Pd, che pur perdendo tanti voti ha candidati al ballottaggio in città come Roma, Milano e Torino. E, dovesse vincere in tutti e tre, otterrebbe un risultato importate anche per Renzi.
Non è una sconfitta per il centrodestra in senso lato, che a Milano, unito, va al ballottaggio. E a Roma, con la Meloni non appoggiata da Forza Italia e con poche risorse, ottiene un buon risultato.
Non è neppure una vittoria del Movimento 5 Stelle: bisogna aspettare i ballottaggi per dirlo, e i risultati a Milano e Napoli sono davvero scarsi.

Quindi, è chiaro: è solo una sconfitta del Partito della Nazione.
E probabilmente una vittoria dei nostalgici del biporalismo: Milano, con il ballottaggio Parisi-Sala, l’ha dimostrato. Dove centrodestra e centrosinistra si presentano uniti, con candidati forti e contenuti eccellenti, non c’è spazio per voti di protesta.
Certo, può esserci alto astensionismo.

Riccardo Ghezzi

6/6/2016