La mossa di Salvini per uccidere il Pd

Matteo Salvini non è ideologicamente un democristiano, ma in certi casi potrebbe accettare il complimento.
Il suo endorsement per i candidati sindaci pentastellati a Roma e Torino, infatti, è la mossa più abile di questa campagna elettorale.
Degna di un democristiano vecchio stampo, dei fasti politici della prima repubblica. E certo Salvini non può offendersi per questo: la Dc è stata vivaio di grandi politici e catalizzatrice di accordi capolavoro, più o meno sottobanco.
Insomma, Salvini ha fatto una mossa molto abile.
Lo confessiamo, pensavamo lo fosse anche l’appoggio di Berlusconi a Marchini. Ma le elezioni ci hanno smentiti. Forse ci eravamo sbagliati, o forse semplicemente il sempre più scarso appeal di Berlusconi e di Forza Italia ha trasformato una possibile mossa vincente, anche se rischiosa, in un suicidio politico.

Salvini però è al culmine della sua popolarità, ha capacità di incanalare consensi e può comportarsi da leader, perlomeno con i suoi elettori. Forse non può essere un leader di coalizione, ma sta dimostrando di avere in mano il suo partito.
Un suo endorsement ai sindaci grillini sposta di netto gli equilibri. Riapre la partita a Torino e probabilmente potrebbe chiuderla a Roma.
Spieghiamo perché in entrambi i casi: a Torino il “sistema” messo in piedi dal Pd non gode di popolarità. Gli elettori si sono stufati. Il Pci governa dal 1970 e il centrosinistra dal 1993. Ininterrottamente. E’ verosimile pensare che Fassino al ballottaggio possa ottenere meno preferenze rispetto ai voti presi al primo turno.
Chiara Appendino parte con uno svantaggio di 40.000 voti, ma potrebbe averne bisogno di molti meno. La Lega a Torino ne ha 20.000, il candidato sindaco di Lega e Fdi nella sua totalità ne ha presi 32.000. L’endorsement di Salvini a Torino non è quindi banale.
A Roma, Virginia Raggi è nettamente in vantaggio. Potrebbero bastare i pochi voti di Salvini per chiudere la partita, ancor più se l’appoggio alla candidata pentastellata annunciato dal leader leghista dovesse convincere anche qualche elettore di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni al primo turno.