E Ciancimino jr. si contraddice ancora

Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, ex sindaco mafioso di Palermo, torna a parlare al processo sulla cosiddetta “trattativa” fra Stato e mafia, e ancora una volta cade in contraddizione, si smentisce da solo, barcolla di fronte alle domande che gli vengono poste.

Ieri, infatti, Ciancimino, che nell’inchiesta è testimone ma anche imputato per calunnia e concorso esterno in associazione mafiosa, ha affermato di non aver «mai detto di avere riconosciuto con certezza il Signor Franco», il fantomatico uomo dei servizi segreti che avrebbe fatto da cerniera fra istituzioni e Cosa nostra, ma solo che «c’erano delle somiglianze con delle persone».

Peccato che Massimino ha più volte affermato che il Signor Franco sarebbe l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, e per questa accusa è sotto processo per calunnia; e peccato, ancora, che in un’altra occasione ha sostenuto di aver riconosciuto il misterioso e mai individuato personaggio nel video di una cerimonia al Quirinale, indicandolo nella figura di Ugo Zampetti, attuale segretario generale della presidenza della Repubblica.

Nella stessa udienza, Ciancimino, rispondendo alle domande dell’avvocato Basilio Milio, difensore dell’ex generale Mario Mori e del colonnello Giuseppe De Donno, è tornato su quanto detto per telefono al giornalista Lirio Abbate nel 2009 a proposito di una «polpettina» da dare ai procuratori di Palermo: «Ma che polpette ai pm, io le polpette le uso solo in cucina», spiega solo oggi, a distanza di sette anni, il figlio di don Vito. Il quale, dopo più di una condanna e tanti processi, e con la credibilità disintegrata dalle valutazione di vari giudici, tenta di pontificare su mafia e antimafia senza più convincere nessuno.

Roma, 12 giugno 2016
fonte ilTempo