A Firenze “resuscitano” la trattativa “Stato-mafia”

La “trattativa” è morta, viva la “trattativa”. Di fronte alla disintegrazione, per mano dei giudici, della teoria su un inconfessabile patto fra lo Stato e la mafia, c’è chi si aggrappa all’ultimo “cavillo” pur di rilanciare ciò che più sentenze hanno archiviato come indimostrato e indimostrabile. Pochi giorni fa la Corte d’Appello di Firenze, depositando le motivazioni sulla condanna all’ergastolo del boss mafioso Francesco Tagliavia, ritenuto responsabile della strage del 27 maggio 1993 in via Georgofili a Firenze, ha scritto che «si può considerare provato che dopo la prima fase della cosiddetta “trattativa”, avviata dopo la strage di Capaci, peraltro su iniziativa esplorativa di provenienza istituzionale (…), arenatasi dopo l’attentato di via D’Amelio, la strategia stragista proseguì alimentata dalla convinzione che lo Stato avrebbe compreso la natura dell’obbiettivo del ricatto proprio perché vi era stata quella interruzione». Tutto chiarito, dunque? Neanche per idea!

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Roma, 12 giugno 2016