IL PD ALLA FRUTTA IMPAZZISCE IN CAMPAGNA ELETTORALE

La campagna elettorale delle amministrative 2016 ha subito un improvviso sussulto. Inatteso, perché queste elezioni sembravano doversi rassegnare a un tiepido clima di disinteresse e disincanto. La vera partita, in primis per Renzi, si sarebbe dovuta giocare ad ottobre, terzo round di una sfida personale che il Rottamatore ha dichiarato agli avversari politici.
Prima il referendum sulle trivelle, da cui è uscito vincitore, poi queste amministrative, infine il referendum costituzionale di ottobre, vero match point. Il secondo round, l’odierno delle amministrative, sembrava invece un incidente di percorso.
Dimenticate dai media, tra campagne elettorali scialbe in mezzo a mille sbadigli, queste elezioni sembrano improvvisamente ridestare interesse grazie ai ballottaggi.
E l’atteso protagonista è il partito che rappresenta l’attuale maggioranza in parlamento ed è espressione diretta del premier: il Pd.
Non ci stupisce che giochi un ruolo da protagonista in questa tornata elettorale, prima ignorando le urne e determinato il clima di assoluto piattume e poi scatenando fuoco e fiamme in vista dei ballottaggi.

Il Pd, e Renzi con esso, teme di perdere le elezioni. Se ne è accorto all’improvviso. Ha fatto finta di ignorarle, di snobbarle, ma adesso non può più. Sa che rischia di perdere roccaforti fedeli, come Torino e Bologna, o importanti punti strategici, come Milano e Roma, dopo aver già rimediato sonore batoste in città come Napoli. Insomma, il Pd rischia grosso. Potrebbe non riconfermare il sindaco a Trieste dopo un solo mandato che ha spezzato il dominio del centro-destra, potrebbe perdere Savona, potrebbe vanificare l’impresa di cinque anni fa a Novara riconsegnando la città a Lega e Forza Italia.
Non se lo può permettere, il Pd. Ha capito che non può snobbare i ballottaggi dopo aver ignorato il primo turno e ha ripreso a fare campagna elettorale. Come ai vecchi tempi: demonizzando gli avversari.