Il Pd a pezzi, D’Alema e il giornalismo dei pettegolezzi

Il problema è che le dichiarazioni di D’Alema forse non sono vere, ma potrebbero essere verosimili visto lo stato di salute del Pd e la fronda interna anti-renziana. Già il precedente sindaco Ignazio Marino, fatto fuori con poca gentilezza dal suo partito, ha annunciato che non potrebbe mai votare Giachetti. E sono tanti quelli del Pd che meditano lo scherzetto alle amministrative.
Un risultato negativo a Milano e Roma, ma anche a Torino dove il ballottaggio Appendino-Fassino appare molto più rischioso di quel che sembra per il sindaco uscente, significherebbe una sola cosa: fallimento. E la faccia sarebbe quella di Renzi. Se si aggiungesse anche una improbabile ma non impossibile sconfitta a Bologna, poi, la frittata sarebbe completa.
Rischia davvero così tanto il Pd? Sarà davvero un crocevia il 19 giugno? A nostro avviso sì. Il Pd e Renzi rischiano. E gli anti-renziani se ne sono accorti e si stanno riorganizzando.
Immaginate come cambierebbero gli equilibri. La retorica tutta renziana sulla “sinistra che non impara mai dai propri errori” e “la sinistra che perde sempre e non cambia mai” non avrebbe più ragion d’essere. I suoi oppositori potrebbero tranquillamente rispondergli: “Noi a Torino non abbiamo mai perso, a Bologna e Roma solo una volta, e avevamo conquistato Milano”.

Riccardo Ghezzi

16/6/2016