Fassino, bordata a Renzi: “Ascolti di più la sofferenza sociale”

Piero Fassino è sicuramente il principale sconfitto di questa tornata elettorale. Costretto ad abdicare a Torino dopo un regno incontrastato del centro-sinistra che durava dal 1993 (dal 1970 se si considerano i sindaci del Pci), l’ormai ex sindaco del capoluogo piemontese spiega a Repubblica le sue sensazioni: “Come sto vivendo questa sconfitta? Come una grande ingiustizia. Non mi preoccupo per me, ma per la città. Cinquestelle ha vinto con una sequenza di no. Ma che progetto ha per Torino? Non lo vedo. E la città rischia di tornare indietro”. Insomma, batosta non digerita. E poi l’analisi:  “Avevo capito sin dal primo turno che il ballottaggio sarebbe stato difficile. Perché essendoci 27 elettori su 100, quasi tutti di centro-destra, che avevano per le mani un voto libero, per loro era un’occasione molto ghiotta per estromettere il centrosinistra che ha governato la città dal 1993. Ho fatto il possibile per evitarlo. Al primo turno abbiamo ottenuto la percentuale più alta di una grande città. Poi, certo, se il 95 per cento degli elettori di destra al ballottaggio vota per Cinquestelle, l’esito è scontato”.