Deficit di democrazia

Giovanna Melandri retwitta un post in cui si propone di togliere diritto di voto agli anziani. “Anziché proibirlo nei primi 18 anni, levarlo negli ultimi 18”. Era ministro del governo D’Alema.
Francesca Barracciu, sottosegretaria nel governo Letta e in predicato di essere candidata a governatrice della Sardegna prima di essere travolta dall’inchiesta Rimborsopoli, ricorda che il popolo è anche quello che osannava Mussolini. E che quindi non dovrebbe decidere su questioni importanti. Probabilmente, a questo punto, non dovrebbe nemmeno votare.
Eppure quella della Barracciu viene definita una “analisi lucida” dall’Huffington Post.
Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, sostiene che si debba fare un esame prima di votare.
In molti, su facebook, hanno proposto di togliere il diritto di voto agli anziani, così come la patente. O addirittura di decidere chi possa votare e chi no su base censitaria.
Che votino solo i ricchi, che pagano più tasse e che contribuiscono di più allo sviluppo dello Stato.

Si facciano pure esami di cittadinanza, si voti su base censitaria, siano esclusi gli anziani. Un tempo venivano escluse le donne perché si diceva che si facessero influenzare dal marito.
Ma poi non si azzardino a chiamarla democrazia.
Non ci sorprende che tutte queste proposte arrivino da coloro i quali non hanno accettato l’esito del referendum sul Brexit, che per volontà popolare ha sancito l’uscita del Regno Unito dell’Ue.
Ci sorprende che però molti esponenti della sinistra italiana si scoprano così contrari al suffragio universale e quindi alla democrazia. Esponenti, per intenderci, del Partito Democratico. Che per quanto europeisti, non dovrebbero disconoscere i loro valori, a cominciare dalla stessa ragione sociale del partito che rappresentano.