Ustica, 36 anni dopo: troppe ipotesi, poche verità

27 giugno 1980, ore 20.59. Il volo IH870, un DC9 della compagnia Itavia, perde il contatto con il radar proprio mentre sta avviando le procedure per l’atterraggio.
Era partito da Bologna, con due ore di ritardo. Diretto a Palermo. A circa 14 minuti dal previsto atterraggio a Punta Raisi, mentre si trova sull’aerovia Ambra 13, a metà tra le isole di Ponza e Ustica, fa perdere le sue tracce. Disperso. Così come gli 81 passeggeri a bordo.
Cosa è successo al Dc9 dell’Itavia, compagnia che fallirà proprio in seguito a questa strage? In un primo momento si parla di dirottamento. Un’ipotesi che dura poco. Nella tarda serata, ormai passata la mezzanotte, uno speaker a Punta Raisi annuncia la scomparsa dell’aereo ed elenca i nomi dei passeggeri, in presenza dei parenti attoniti. Quell’aereo è caduto, la mattina dopo sul mario affiorano i primi relitti ed anche alcuni corpi delle vittime.
Ottantuno morti.
Un cedimento strutturale, è la prima versione. Si parla anche di errore umano del pilota. Ipotesi deboli, che non trovano riscontri.