GIORNALISTI QUERELATI E LASCIATI SENZA INFORMAZIONI. UNA DIFESA SENZA TRASPARENZA

“Abbiamo il dettame di non parlare con nessun giornalista”, ci ha raccontato qualcuno in uno dei tanti uffici pubblica informazione. Per poi proseguire con un “il vento è cambiato. Abbiamo la lista dei giornalisti graditi e non graditi. E pensate, ci sono pezzi di alcuni cronisti che non vengono rassegnati da mesi. È così da quando c’è la Pinotti come ministro”.

Qualcuno insinua che il dettame venga diretto dal suo portavoce. La realtà è che il disegno generale è ben più ampio. Un tempo i cronisti, soprattutto di quotidiani, venivano invitati a manifestazioni e cambi di comando senza alcun problema. Oggi, un giornalista che si aggira per un palazzo istituzionale è il problema. Alla partenza di nave scuola Vespucci a Livorno, tanto per fare un esempio, il nuovo capo di Stato Maggiore della Marina, Valter Girardelli, alla sua prima uscita, ha risposto sì alle domande dei cronisti, ma solo dopo che gli stessi erano stati avvertiti di poter porre interrogativi solo su ciò che riguarda “la formazione”.

Insomma, niente domande scomode sul recupero migranti. Stessa storia nelle altre Forze armate. Un tempo non esistevano problemi nell’avere informazioni e, anzi, spesso erano gli stessi uffici pubblica informazione a passare notizie a chi doveva comporre un articolo. Il risultato è che la maggior parte dei militari, quando indossa una divisa, rimane in silenzio, ma poi a casa è tutta un’altra storia e, allora, si dà libero sfogo alle polemiche.

Così i giornalisti liberi, quelli che non si sono mai piegati al dettame di regime e che, anzi, combattono ogni giorno per raccontare la verità, vengono tempestati quotidianamente di mail e messaggi di soldati stanchi di ordini da regime. “Non ne possiamo più – ci ha scritto qualcuno -, ma se parliamo e lo scoprono ci puniscono”.

È il caso di alcuni rappresentanti del Cocer, puniti di recente per essere stati accusati di aver passato informazioni per un articolo, uscito su Libero, alla scrivente. Peccato che gli alti gradi incaricati di spiare la pagina Facebook per individuare “la tipologia di giornalista”, generali o meno, abbiano fatto un gran buco nell’acqua, dimostrando di essere buoni solo a trovare un capro espiatorio.

E che dire della “riserva selezionata”? Un tempo i giornalisti potevano entrare a periodi in forza armata per rendersi utili in caso di necessità. Peccato che se ti querela il portavoce della Pinotti, poi (e perché hai scritto la verità, nonostante si tenti, prove alla mano, di farti dire il contrario) ti bloccano l’ingresso in riserva, inviandoti una lettera in cui si dice che si è rilevata la presenza di “una vicenda penale che costituisce elemento di censurabilità della condotta”, che va contra legem, perché solo nel caso di rinvio a giudizio, cosa non in essere, potrebbe rilevarsi censurabilità della condotta.