Sì, tra immigrazione e terrorismo un collegamento c’è, l’Italia prenda appunti

È stato ripetuto come un mantra da centinaia di commentatori in radio e in tv. Scritto e riscritto nei giornali. Confermato e benedetto dagli “esperti”, talora reali, talora sedicenti. È l’ultima trincea del politicamente corretto che l’offensiva jihadista in Europa sembra non aver ancora scalfito: “Non esiste alcun legame tra immigrazione e terrorismo”. Lunedì lo ha ribadito, in buona misura, anche il capo della Polizia Franco Gabrielli, secondo cui è “ardito” un “parallelismo tra flussi migratori e rischio terrorismo”.

Eppure alcune evidenze suggeriscono l’opposto. Partiamo dagli immigrati coinvolti in atti terroristici, prendendo ad esempio solo i casi più recenti. Il 6 agosto un immigrato clandestino algerino ha ferito a colpi di machete due poliziotte a Charleroi. Il 25 luglio Mohammed Deleel si è fatto esplodere ferendo 12 persone ad Ansbach (la Bulgaria gli aveva riconosciuto asilo politico tre anni fa). Il 18 luglio Muhammad Riyad ha attaccato con un’ascia i passeggeri di un treno a Wurzburg, in Germania, ferendone quattro. Era arrivato nel paese l’anno scorso come “minore non accompagnato” afghano (ma si è scoperto poi essere pakistano) e viveva presso una famiglia affidataria in Germania. Il 14 luglio Mohamed Lahouaiej-Bouhlel si è lanciato con un tir sulla folla a Nizza, uccidendo 84 persone e ferendone 310: tunisino, viveva a Nizza con un permesso di soggiorno. Tutte queste persone erano legate a Daesh, direttamente (cioè come suoi membri riconosciuti) o indirettamente (perché avevano aderito motu proprio all’appello per portare il jihad in Europa, pur senza avere collegamenti con la struttura del Califfato). Un altro caso non verificato ma sospetto è quello di Zakaria Bulhan, il diciannovenne d’origini somale e immigrato dalla Norvegia che ha ucciso a coltellate una turista americana il 3 agosto a Londra. Al momento le indagini sono ancora in corso e gli inquirenti individuano il movente in un presunto “squilibrio mentale”, ma il fatto che Bulhan fosse musulmano devoto e che abbia agito in questi giorni, secondo modalità difficili da spiegare altrimenti, solleva il dubbio che possa essere stato suggestionato dalle azioni di Daesh.

 

Abbiamo poi i casi di terroristi “nostrani” che hanno però sfruttato le rotte migratorie per tornare in Europa dopo aver militato in Siria e Iraq. Prendiamo la cellula responsabile degli attentati di Bruxelles del 22 marzo (32 morti e 340 feriti) e di Parigi del 12 novembre 2015 (130 morti, 370 feriti). Il siro-svedese Osama Krayem (con la falsa identità di Naim al-Hamed) e il siriano Ahmad al Mohammad (forse una falsa identità) hanno lasciato tracce del loro passaggio nei registri dei migranti nell’isola greca di Leros, in Serbia e in Croazia.