Rio 2016: Tris d’oro nei 100 metri, Bolt si prende pantheon dello sport

“Altre due medaglie d’oro e divento immortale”: e’ notte di festa per Usain Bolt a Rio, dopo il terzo successo olimpico nei 100 metri. Tutto lo stadio Engenhao è impazzito per il giamaicano – la sua gara e il suo giro di pista – e perfino la mamma abbracciata sugli spalti è poi stata omaggiata da una passerella di applausi all’uscita dall’impianto. Intanto il velocista giamaicano guardava avanti, alla gara dei 200 e della 4×100. “Qualcuno ha detto che posso diventare immortale: io dico si’, altri due ori e ci metto la firma. Immortale”, la sua promessa. Bolt si e’ detto meravigliato per i fischi a Gatlin (“mai vista una cosa del genere”) e ha ammesso che la sua è stata “una gara non troppo veloce, ma quel che contava oggi era tagliare primo il traguardo. E’ tutto l’anno che sono inseguito da chi dubita di me, ma io sapevo di stare bene”.

Più di una leggenda, una divinità scesa dall’Olimpo dello sport in terra carioca: Bolt vince la gara più attesa di ogni Olimpiade, la finale dei 100 metri, per la terza volta consecutiva, impresa finora mai riuscita ad altri e che lo proietta nella galleria degli immortali dello sport. E’ un 9″80 poi corretto in 9″81, in 42 passi, che cancella le velleità di Justin Gatlin, costretto ad accontentarsi dell’argento.

Quello del Lampo è uno sprint irresistibile: Bolt parte male, ai primi 50 metri è quinto ma poi rimonta e si lascia tutti dietro. Cosi’ la folla dell’Engenhao per una volta pieno impazzisce e grida a pieni polmoni il nome del suo campione: “Bolt! Bolt! Bolt!” è l’unica cosa che si sente, mentre lui festeggia gridando e mandando baci a un gruppo di connazionali con i quali si fa anche i selfie, poi passeggiando tenendo in mani un peluche della mascotte Vinicius, infine togliendosi le scarpe. Ma non le tira al pubblico, le tiene per conservarle “perchè queste sono le mie ultime gare alle Olimpiadi”.