Carabinieri. Così si addestrano le Api, angeli custodi anti-terrore

Una volta l’anno fanno anche un aggiornamento a Livorno, sempre col Gis, anche se l’addestramento personale è continuo». In dotazione hanno la mitragliatrice M12, l’MP5 e il fucile d’assalto SC 70/90, ma si dice che a breve arriveranno armi di nuova generazione, con puntatori laser. Indossano un giubbotto antiproiettile che a «pieno carico» raggiunge una ventina di chili e un elmetto speciale in kevlar con visiera. Tra loro c’è anche un esperto di Kali Kalasag, arti marziali, che ha messo a disposizione degli uomini le sue tecniche.

Le Api presenti nelle città italiane al momento sono 16, ma presto arriveranno a 18, mentre le Sos sono 20. La scelta dei centri urbani da coprire va sulla base del maggior rischio. L’attenzione, in questo momento, è puntata su città quali Roma, Milano, Venezia, Firenze e Pisa. «I nostri uomini – chiarisce il colonnello Giuseppe Donnarumma, comandante del reparto operativo del comando provinciale di Roma, colui che decreta l’intervento in caso di attacco – operano dalla mattina presto a notte inoltrata. Percorrono centinaia di chilometri al giorno e gravitano intorno agli obiettivi sensibili. Il loro compito è quello di ingaggiare la minaccia, in modo che i terroristi si concentrino su di loro, rispondendo al fuoco e distolgano l’attenzione dai civili. Tutto questo in attesa dell’arrivo dei reparti speciali. Il livello di attenzione, in questo momento, è altissimo. Queste aliquote sono un fiore all’occhiello tutto italiano».

Create come «first responder», le Api contano uomini di grande livello addestrativo. «Ho esperienze nel Ros, al reparto investigativo e numerose missioni all’estero alle spalle – racconta Omar A., un maresciallo che fa parte dell’Api di Roma -. La nostra particolarità è quella di arrivare in zona rischio entro 10 minuti e ingaggiare l’active shooter. Siamo pronti anche all’eventualità di essere colpiti pur di salvare i civili».

FONTE: IL GIORNALE