Emotività e senso civico/ Un Paese solidale solo nelle tragedie

Ne “Il Marziano a Roma”, un famoso racconto di Ennio Flaiano del 1954, Kunt è un alieno che sbarca da un’astronave a villa Borghese nel bel centro di Roma. Che Italia troverebbe oggi un suo discendente che fuoriuscisse da un veicolo spaziale nello stesso luogo? Che penserebbe di noi e del carattere nazionale? Senza dubbio alcuno riterrebbe che gli italiani sono un popolo generoso e altruista.

Composto di persone che si preoccupano degli altri e sono capaci di enorme solidarietà. E naturalmente non avrebbe tutti i torti a pensarla in questo modo: dopo il recente terremoto effettivamente il Paese si è mosso all’unisono con il desiderio di aiutare i superstiti e essere vicini ai parenti delle vittime.

Questo è un fatto indiscutibile. Il problema invece nasce dal rapporto tra la normalità e la eccezionalità. Che, detto in maniera più chiara, vuol dire che dalle nostre parti la generosità e l’altruismo dei momenti estremi non trovano riscontro nei comportamenti e nei sentimenti di tutti i giorni. Non c’è bisogno di essere lettori assidui di Stella e Rizzo sul Corriere per sapere che ahimé siamo un popolo di persone che non rispettano le regole, che profittano degli altri, che usano il pubblico per scopi privati, che truffano e barano a mani basse. C’è in buona sostanza un italiano Mr Hyde che vive spesso illecitamente la sua quotidiana avventura, e un italiano dr Jekill che al contrario sa essere pronto a donare e a sentire la sofferenza altrui.

Una sorta di latente schizofrenia sembra così essere la cifra più autentica del carattere nazionale, una schizofrenia dove l’ombra della normalità ogni tanto viene interrotta dalla luce del bene comune che di solito si accende in corrispondenza di alcuni drammi collettivi. In verità, quanto detto è scarsamente sorprendente. Se ne sono accorti i grandi scrittori e i comici più sofisticati, da Alessandro Manzoni ad Alberto Sordi per citarne soltanto due. E ne hanno profittato i politici più scaltri, a cominciare dal duce.

di Sebastiano Maffettone

Fonte Il messaggero

Roma, 27 agosto 2016