Terremoto, la solidarietà è senza coordinamento: “Sms solidale serve solo per gli edifici pubblici”

Per le emergenze internazionali le maggiori ong hanno creato nel 2007 un’agenzia ad hoc, mentre a livello nazionale ci si muove in ordine sparso. Il rischio concreto, molto concreto, è che i soldi raccolti con le gare di solidarietà non arrivino dove chi ha donato si aspettava: l’articolo del Fatto Quotidiano, che ha intervistato l’esperto Stefano Zamagni

Non ha limiti la solidarietà degli italiani, come sempre. Il grande cuore di milioni di persone permette ogni volta di fare grandi raccolte fondi.
Al Fatto Quotidiano l’economista Stefano Zamagni, presidente della Fondazione italiana per il dono ed ex numero uno della defunta Agenzia per il terzo settore, spiega che non mancano i problemi in questo ambito: “Non c’è nessun coordinamento. Serve una supervisione. Peccato che l’agenzia che poteva occuparsene sia stata abolita”.

Per le emergenze internazionali le maggiori ong hanno creato nel 2007 un’agenzia ad hoc, mentre a livello nazionale ci si muove in ordine sparso. Il rischio concreto, molto concreto, è che i soldi raccolti con le gare di solidarietà non arrivino dove chi ha donato si aspettava.
“Anche al netto delle truffe, resta il nodo della reale efficacia delle iniziative. In Italia molte organizzazioni badano più ad aumentare il proprio capitale reputazionale che al bene dei destinatari”, continua Zamagni. “La trasparenza, cioè dire come si usano i soldi raccolti, è il minimo. Il vero problema riguarda la accountability: dare conto dei risultati che si ottengono con quel denaro.

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