Ad Amatrice per portare aiuto, vengono scambiati per sciacalli

Non sono sciacalli Pasquale Trimboli e Rocco Grillo, braccianti agricoli e cittadini di Platì, in provincia di Reggio Calabria, che ad Amatrice ci erano andati spinti dal desiderio forte di poter con le loro braccia alleviare le sofferenze dei sopravvissuti al tremendo sisma che ha colpito così profondamente Arquata, Accumoli e frazioni vicine.

La televisione ed i mezzi che usano le immagini sono inesorabili e veloci quanto il terremoto ed invadono ogni spazio; fanno la parte del più forte, lasciando alcuni giornali a raccontare le storie dal “visto” più che dalla diretta osservazione dei fatti. E’ stato così che i due giovani rispettivamente di 38 e 36 anni sono finiti sulle pagine di molti quotidiani nazionali e locali sulla base di “grida” di esasperazione, anche “forti” nel tono e nella sostanzialità delle parole, alla presenza delle Forze dell’Ordine che già erano stati allertati per la presenza di due persone che camminavano con “fare sospettoso”.

Dopo nove ore di viaggio, Trimboli e Grillo erano giunti ad Amatrice con una automobile di proprietà. Un viaggio per rappresentare solidarietà e concreta partecipazione alle prime necessità: braccia forti per aiutare gli altri volontari così professionalmente guidati dalla Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine, Croce Rossa e Associazioni di volontariato. Si erano messi da subito all’opera riempiendo sacconi di spazzature e pulendo i gabinetti. Non avevano però ricevuto il tesserino regolamentare che viene dato dopo un pur breve colloquio con i tecnici della Protezione Civile. Nonostante ciò avevano accolto l’incarico di pulire gli interni dei capannoni.

Le cose si son messe male quando sono andati a prendere un caffè ed una merenda. Al ritorno qualche residente non vedendo i tesserini li ha redarguiti in malo modo attirando l’attenzione delle Forze dell’Ordine che hanno provveduto a perquisire i due platiesi ed a verificare che nella macchina non avessero armi, materiale esplosivo e strumenti di effrazione. Telecamere, telefonini l’hanno fatta da “padrone” e video e foto hanno tratto in inganno anche la stampa quotidiana.