Palpi il sedere? Non puoi più sfuggire alla condanna: è violenza sessuale

La sentenza si riferisce al ricorso di un carabiniere, accusato da una donna. La vittima, uscita dalla caserma, aveva raccontato al fidanzato di aver subito una palpata sul sedere. Il militare aveva basato la sua difesa sul concetto di travisamento del fatto: sarebbe stata la fondina della pistola ad entrare in contatto con i glutei della donna, la quale invece aveva ribadito di aver avvertito la pressione della mano per un “apprezzabile lasso di tempo”.
I supremi giudici hanno avallato la versione della donna, condannando il carabiniere.
Stessa sorte per un professore di ginnastica che aveva “sostenuto” le allieve mentre salivano sul quadro svedese. Secondo i giudici, invece, non si era trattato di un semplice aiuto, ma di una molestia, in quanto la mano si era posizionata proprio lì.

Riccardo Ghezzi

31/8/2016