Quella vignetta che non ci fa più essere Charlie

Tutti ricordiamo la campagna “Je Suis Charlie” per difendere la libertà di satira dopo l’attentato di matrice islamista che ha devastato la redazione della rivista satirica francese.
Probabilmente l’ondata di successo sui social network per una tale iniziativa è stata influenzata da vari fattori: uno su tutti, il netto e totale rifiuto del terrorismo islamico. Dire “Je Suis Charlie” voleva dire, innanzitutto, essere contro il terrorismo, probabilmente anche contro l’Islam, più che a favore della libertà di satira.
Già perché in pochi sono disposti a difendere davvero la libertà di satira, soprattutto se è violenta e talvolta nauseante come quella del Charlie Hebdo. Vignette che offendono i sentimenti, le religioni, anche gli dei. Ma a volte toccano i sentimenti nazionali. E allora, in quel caso, apriti cielo.

Ed è proprio ciò che è accaduto. Nell’ultimo numero, uscito il 31 agosto, i vignettisti francesi hanno pensato bene di scherzare sul terremoto che ha devastato il centro Italia e borghi storici come Amatrice. Quasi 300 morti, tanti feriti e sfollati. Un dramma su cui c’è ben poco da scherzare.
Eppure, il Charlie Hebdo l’ha fatto. Ha pubblicato una vignetta sul “terremoto italiano”, inanellando una serie di stereotipi sul cibo del Belpaese. La pasta al pomodoro, raffigurata da un ferito insanguinato. La lasagna, rappresentata da corpi coperti da macerie di pasta.
Sì, corpi sepolti dalle macerie, proprio come nella tragica realtà su cui non c’è nulla da scherzare.
In tanti, oggi, sono pentiti di aver difeso la satira del Charlie Hebdo. Eppure lo sapevamo, che quel tipo di satira è sempre stata di cattivo gusto. O forse non lo sapevamo e siamo stati scossi dalla tragedia.