ASCIUGATE LE MANI QUI DENTRO? NON FATELO! ECCO PERCHE’

Gli asciugatori ad aria potrebbero sembrare la soluzione più igienica per asciugarci le mani in un bagno pubblico. Eppure proprio questi apparecchi possono generare una vera e propria “bomba” di virus. Come? A causa del forte getto d’aria che si abbatte sulle mani sporche.

L’imperativo è non toccare nulla. Un compito difficile quando ci si trova all’interno di un bagno pubblico: bisogna tirare l’acqua, aprire la porta del bagno, aprire il rubinetto, richiuderlo e aprire un’altra porta. Alcune soluzioni hanno reso più semplice evitare di toccare le superfici più sporche, come il pulsante dell’acqua e le manopole del rubinetto, entrambi sostituiti con sensori ad infrarossi. Anche gli asciugamani di carta sono stati ormai mandati in pensione da soluzioni che non richiedono la pressione di un pulsante ma sfruttano anch’esse una fotocellula. Eppure proprio questi apparecchi possono generare una vera e propria “bomba” di virus. Come? A causa del forte getto d’aria che si abbatte sulle mani.

Il problema è quello ormai tristemente famoso di questi ambienti: se qualcuno non si lava le mani, mette a rischio anche chi lo fa. Toccando maniglie e porte, per esempio, ma anche asciugandosi le mani con gli asciugatori ad aria. Che, come risultato, spargono gli eventuali virus nell’aria. Per questo sono proprio gli apparecchi più efficienti, come gli ormai diffusi Airblade della Dyson, a produrre paradossalmente un rischio maggiore per la salute. Questo perché il getto d’aria più potente è in grado di spargere un maggior numero di virus nell’aria, che peraltro mantengono la loro viralità anche in questo stato.

Lo ha dimostrato uno studio condotto da Patrick Kimmitt e Keith Redway della University of Westminster, durante il quale sono stati esaminati diversi scenari plausibili all’interno di un bagno: l’utilizzo di un fazzoletto di carta, di un normale asciugamani ad aria e di un Airblade. Per valutare il livello di virus nell’aria, i ricercatori hanno posizionato diverse vaschette contenenti un sottile strato del batterio E. coli in vari punti della stanza e a diverse altezze. Questo perché il virus utilizzato nei test, l’MS2, attacca i batteri e li uccide, rendendo possibile individuarne la presenza dalle zone morte che caratterizzano le provette in seguito alla sua diffusione.