Deturpato il murale dedicato a Sergio Ramelli

Prima le svastiche disegnate con la bomboletta spray sui muri del collettivo RiMake, in via Astesani a Milano, zona Affori, poi l’atroce probabile vendetta: con la vernice rotta è stato imbrattato il murales in via Paladini dedicato a Sergio Ramelli, ucciso a 18 anni nel 1975. Sergio Ramelli era stato aggredito sotto casa il 13 marzo 1975, colpito alla testa da pesantissimi chiavi inglesi, le famigerate Hazet 36, dal servizio d’ordine di Avanguardia Operaia. E’ morto il 29 aprile, a causa delle complicazioni di una polmonite, mentre era in ospedale. Un periodo in cui ha alternato periodo di lucidità ad altri in cui non era cosciente. Un omicidio su commissione, come ha stabilito il processo, da parte di persone che non lo conoscevano. Ramelli, fiduciario del Msi all’Istituto Molinari di Milano, era giudicato un “fascista” e per questo doveva morire. Gli estremisti rossi l’avevano preso di mira e cominciato a perseguitare a causa di un suo tema in cui esprimeva forti critiche alle Brigate Rosse.
Come molte altre vittime di violenza politica degli anni ’70, Ramelli fatica a meritare il rispetto bipartisan, tant’è che il murale a lui dedicato è coperto da una lastra di vetro per evitare atti di teppismo. Che però accadono.