Sapete perché si dice in bocca al lupo”? La risposta arriva direttamente dalla Crusca. E vi stupirà

In bocca al lupo! Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ho una fame da lupi. Ma perché quando parliamo nominiamo spesso i lupi e non, per esempio, i cinghiali o i leoni? Anche questo fine settimana abbiamo pescato la soluzione di un quesito linguistico dal database dell’Accademia della Crusca.

Perché si dice in bocca al lupo?

La Crusca risponde I dizionari consultati in merito sono concordi nell’attribuire alla locuzione In bocca al lupo! una funzione apotropaica, capace di allontanare lo scongiuro per la sua carica di magia. L’origine dell’espressione sembra risalire ad un’antica formula di augurio rivolta per antifrasi ai cacciatori, alla quale si soleva rispondere, sempre con lo stesso valore apotropaico “Crepi!” (sottinteso: il lupo). L’augurio, testimonianza della credenza nel valore magico della parola, si sarebbe esteso dal gergo dei cacciatori all’insieme delle situazioni difficili in cui incorre l’uomo; tale etimologia viene riportata dai dizionari di lingua italiana (Dizionario etimologico della lingua italiana di M. Cortelazzo e P. Zolli, Zanichelli 1983,Vocabolario Treccani nella sua edizione del 1989) e dai dizionari più specifici dei modi di dire e proverbi (Dizionario dei modi di dire della lingua italiana di B.M. Quartu, Rizzoli,1993; Frase fatta capo ha. Dizionario dei modi di dire, proverbi e locuzioni di G. Pittano, Zanichelli, 1992.

L’augurio In bocca al lupo! potrebbe essere ricollegato anche ad altre numerose espressioni che hanno per protagonista il lupo, nonché all’immagine stessa di questo animale nella lingua. Il lupo appare nella tradizione antica e medioevale come il pericolo in persona: animale crudele, falso e insaziabile nella sua voracità egli seminò la morte e il terrore tra abitanti indifesi, pastori e cacciatori, diventando l’eroe di favole (da Esopo e La Fontaine alle numerose versioni del Cappuccetto Rosso) nonché di numerose leggende e storie tramandate per generazioni attraverso l’Europa: basti limitarsi all’immagine celebre del Lupo di Gubbio dei Fioretti di S. Francesco o alla figura di Ysengrin, il lupo del Roman de Renart francese del XII secolo. Della visione quasi apocalittica del lupo e delle paure che egli incuteva per secoli agli abitanti dell’Europa, che fossero contadini viventi in mezzo alle foreste o viaggiatori costretti a spostarsi per strade infestate da lupi e banditi, permangono delle tracce in varie lingue europee sotto la forma di modi di dire e proverbi.