IL PD TRA IL CONTE MAX E LA STANGATA

Nei giorni scorsi abbiamo assistito, nel corso della Festa dell’Unità di Catania, al primo scontro epico tra la sinistra PD ed i renziani, che a questo punto dovrebbero essere considerati la parte di centro dei democratici: Massimo D’Alema vs. Paolo Gentiloni. Potremmo dire “gli ex comunisti contro gli ex democristiani”, per fare un gioco giornalistico, ma non diremmo la verità, almeno non tutta la verità. Sia perché ormai in D’Alema si intravede ben poco di comunismo, con la sua spocchia da nobile decaduto che ricorda più il conte Max che il vecchio Marx, sia perché dare del democristiano a Gentiloni vorrebbe dire accreditarlo di una fede religiosa che cozzerebbe come un Tir contro un muro di cemento armato con le sue orripilanti battaglie laiciste insieme allo spregiudicato Renzi ed alla sua luciferina Boschi, che ormai sembrano ogni giorno di più Henry Gondorff e la sua donna Billie, i protagonisti del celeberrimo film “La stangata”.

Tutt’al più, per restare nel tema de “La stangata”, potremmo attribuire a Gentiloni il ruolo di Johnny Hooker, il terzo grande truffatore del capolavoro di George Roy Hill.

Diciamo dunque che il conte Max e Johnny Hooker rappresentano due modi diversi di concepire il rapporto con il “popolo bue” che li ha eletti e li ingrassa: il primo lo seduce per fregarlo, facendosi credere ciò che è stato, ma non è più, il secondo lo abbindola per stangarlo, riuscendo a camuffarsi per non apparire ciò che veramente è, cioè un abile venditore di fumo.