“Allahu Akbar”. Poi l’assalto: poliziotti aggrediti col machete

L’attentatore, identificato come Bojan Nikolic, un salafita della zona, ha aggredito alcuni agenti all’interno della stazione di polizia con il machete e al grido “Allah è grande”. L’uomo è poi fuggito per correre a casa dove si è barricato.

Succede in Serbia. All’arrivo degli agenti, Nikolic ha nuovamente tentato di scagliarvisi contro, rimanendo ferito a una gamba da un colpo sparato dai poliziotti. Fonti locali rendono noto che dopo l’arresto l’uomo è stato ricoverato all’ospedali di Novi Pazar. Bojan Nikolic era già noto alle autorità locali per precedenti reati tra cui attacchi ad agenti di polizia e disturbo della quiete pubblica; da una decina d’anni si era convertito al salafismo.

L’episodio è del tutto simile a quello avvenuto a Charleroi lo scorso 6 agosto, quando due agenti di polizia erano state ferite in un’aggressione con machete da un uomo sempre al grido Allahu Akbar che era poi stato ferito da un terzo agente e immediatamente arrestato. L’attacco era stato rivendicato il giorno successivo dall’Isis tramite la sua agenzia di stampa “Amaq”.

Ad agosto a Mosca due agenti di polizia erano stati feriti da due terroristi ceceni armati di accette mentre un altro agente era stato accoltellato a Tolosa il 30 dello stesso mese.

Gli attacchi individuali, spontanei (che non seguono una precisa catena di comando), messi in atto da lupi solitari con armi bianche fanno parte di una precisa strategia invocata dall’Isis per colpire i “miscredenti” a casa propria: “Condanniamo ogni musulmano che abbia la possibilità di versare una singola goccia di sangue crociato– e che non lo faccia con un ordigno esplosivo, un proiettile, un coltello, un’auto, una pietra o anche uno stivale o un pugno”, annunciava Muhammad al-Adnani a metà agosto scorso. L’ex portavoce dell’Isis è stato eliminato lo scorso 30 agosto in un raid aereo nei pressi di Aleppo.

Gli agenti di polizia sono un target prediletto dei jihadisti in quanto rappresentano le istituzioni e questo era già noto da tempo nel Caucaso settentrionale: Daghestan, Cecenia, Inguscezia e Kabardino-Balkaria, dove agenti di polizia sono da anni bersaglio del sottobosco jihadista legato all’Emirato del Caucaso e ora all’Isis. Una strategia che sta prendendo piede anche in Europa.

 

Il Giornale