I MISTERI DELL’11 SETTEMBRE, I 6 ‘BUCHI’ DELLA VERSIONE UFFICIALE CHE RESISTONO ANCORA

Subito dopo gli attacchi furono individuati i diciannove terroristi (quindici dirottatori provenivano dall’Arabia Saudita, due dagli Emirati Arabi Uniti, uno dall’Egitto e uno dal Libano) e la responsabilità di Al Qaeda nell’organizzazione del massacro. In risposta agli attentati, l’allora presidente americano George W. Bush diede inizio ad una campagna di bombardamenti contro i talebani in Afghanistan colpevoli di dare ospitalità a Osama bin Laden. Ma il 15 luglio del 2016 sono state finalmente rese pubbliche 28 pagine del rapporto compilato dalla Commissione congressuale sull’11 settembre 2001, rimaste segrete tutti questi anni. Le 28 pagine riguardano i legami tra i dirottatori ed esponenti del governo saudita, e proprio per questo motivo sono state tenute nascoste per così tanto tempo. Basandosi su numerosi documenti dell’Fbi e su un memorandum della Cia, il testo indica che alcuni degli attentatori durante la loro permanenza sul suolo americano ebbero contatti con personalità riconducibili all’intelligence, alla diplomazia e al governo dell’Arabia Saudita. Tra le persone che entrarono in contatto con i terroristi vi sarebbero Omar al-Bayoumi (schedato dall’Fbi come membro dei servizi segreti sauditi) e Osama Bassnan che ricevette forti somme di denaro dall’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, il principe Bandar Bin Sultan, e da sua moglie, la principessa Haifa. Entrambi sono sospettati di aver fornito supporto logistico ai dirottatori Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hazmi al loro arrivo nel 2000 a San Diego, in California. E ancora, Saleh al-Hussayen, ufficiale del ministero degli interni saudita, che alloggiò nello stesso albergo di al-Hazmi in Virginia. Il memorandum della Cia, da cui la Commissione d’indagine ha appreso di questi legami, non venne mai inoltrato all’Fbi, che rimase quindi all’oscuro di queste attività.