RENZY-GALLO CAMBIA L’ITALICUM. ARRIVA IL ‘FONDELLUM’?

Che Renzy-gallo (‘ncoppa ‘a munnezza) avesse avuto l’alvo diarroico dopo la legnata alle amministrative, ed avesse deciso immediatamente che non era aria per il cosiddetto “Italicum”, lo si era abbondantemente capito. Infatti la nuova legge elettorale voluta dal duo delle meraviglie Renzi-Boschi, detta appunto “Italicum”, è un sistema proporzionale che assegna un premio di maggioranza (340 seggi su 630) alla lista che supera il 40%. Se nessun partito raggiunge tale percentuale, si svolge un secondo turno tra i due partiti più votati, per l’assegnazione del premio. I partiti perdenti si ripartiscono i 290 seggi rimanenti sulla base della percentuale di voti.

Questa legge era stata studiata dal duo meravigliao all’indomani delle elezioni europee, che drogate dagli 80 euro in busta paga elargite il mese prima, avevano visto un PD superare la soglia del 40%.

Alla luce di quei risultati, pensavano i due statisti in erba, il PD con alla testa il prode Renzi avrebbe potuto o vincere al primo turno, d’un balzo, o comunque vincere agevolmente al secondo turno di ballottaggio, visto che gli altri due schieramenti contrapposti erano assolutamente politicamente inconciliabili tra loro.

Ma poi vennero le amministrative del giugno scorso, con l’inattesa sconfitta renziana, soprattutto in una città come Torino, dove il candidato democratico Fassino, dopo aver conseguito ben il 41,83% dei consensi al primo turno a fronte di poco più del 30% della seconda classificata, la grillina Appendino, ha visto alla fine prevalere incredibilmente al ballottaggio la candidata del M5S con il 54,6%; il che sommato al consenso larghissimo della candidata di Grillo a Roma, Virginia Raggi, che concludeva il ballottaggio con ben il 67,2% (al primo turno aveva avuto il 35,2%), aveva fatto apparire davanti agli occhi dei due sognanti baby-legislatori uno scenario apocalittico, e cioè che in caso di scelta al secondo turno tra Renzi ed un candidato grillino, il popolo del centrodestra si sarebbe turato orecchie-naso e gola ed avrebbe votato M5S, dando il calcione del somaro al PD.

Renzi ha parecchi difetti, certamente, ma non è uno sciocchino, non sogna sbattendo gli occhioni e ondeggiando i boccoli al vento, ed ha capito subito di dover correre ai ripari, inventandosi un’altra legge elettorale, come il classico baro da taverna che prima sbircia le carte, e poi decide a che gioco giocare. Gli rimaneva solo da trovare il modo per far passare che lui il cambiamento ennesimo della legge elettorale “lo doveva subire” per venir a miti consigli con l’opposizione interna al suo stesso partito, non per sua scelta.

Ed ecco allora che il favore di levargli le castagne dal fuoco, ancora una volta, glielo ha fatto Giorgio Napolitano, il burattinaio degli ultimi dieci anni di vita politica, il Golem italiano dei poteri occulti mondiali, che ieri con una dichiarazione apparentemente di buon senso gli ha chiesto di venire incontro ai desiderata della minoranza PD in tema di cambiamento dell’Italicum.

E guarda un po’ – che bravo ragazzo che è Renzy-gallo – immediatamente, oggi stesso, ha dichiarato di essere pronto a cambiarla questa benedetta legge elettorale, ma proprio per dimostrare che lui non è un dittatore, anzi…

Rimaniamo in attesa di vedere cosa partoriranno gli statisti renziani come proposta di nuova legge elettorale, o meglio come riusciranno a cucire un nuovo abitino su misura per predisporre il Paese ad un ventennio di Renzy-gallo al potere assoluto. Vedremo a breve fino a che punto arriverà la loro faccia tosta, e fino a quando gli italiani avranno ancora la pazienza di sopportarlo.

Quello che è certo è che neanche il fatto politico nuovo, e cioè il crollo verticale dei consensi dei grillini, ha messo in tranquillità l’irritabile colon renziano.

E sì che, secondo i nuovi sondaggi, il PD è di nuovo il primo partito italiano. Niente. La paura di perdere al ballottaggio è tanta che la legge elettorale la cambierà lo stesso.

Speriamo solo che la prossima legge non sia un “Fondellum”, dove per poter vincere le elezioni non ci sarà bisogno di avere più voti, ma basterà essere un partito (e non un movimento o una coalizione), definirsi “democratico”, e avere un leader toscano che abbia fatto almeno una volta il sindaco di Firenze, il presidente della provincia, ed il presidente del consiglio.

E in caso di parità tra due candidati, vincerà chi avrà fatto il boy scout e l’arbitro di calcio.

Roma, 11 settembre 2016

Massimo Martini