Un ritardo nell’assistere il piccolo dopo il parto. Il dolore della mamma è devastante

Ieri sera intorno alle 23.30, una donna di 32 anni, residente a Porto San Giorgio, è arrivata all’ospedale di Civitanova Alta con forti e dolorose contrazioni. Insieme a lei c’era anche la sua ginecologa, la dottoressa Gina Tombolini. La donna, diabetica, ma senza altri particolari problemi, aveva avuto una gravidanza normale.

Questa era la sua seconda gravidanza e il primo figlio lo aveva dato alla luce con un parto cesareo. L’idea questa volta era di partorire in modo naturale, ma ben presto la 32enne ha dovuto cambiare idea. Il tracciato del feto non era buono e così i medici hanno deciso di procedere col cesareo d’urgenza. Appena nato il bimbo presentava parametri preoccupanti e in particolare quello che ha allarmato i medici è stato il battito del cuore rallentato.

Il piccolo su indicazione del pediatra e del medico rianimatore è stato subito trasferito nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale Salesi di Ancona. Sono le 18 e sono passate due ore e mezza dal momento del parto. Un tempo lungo, troppo lungo per le condizioni nelle quali versava. Quando è giunto al Salesi infatti il bambino era in asfissia prenatale con compromissione di svariati organi e gravi problemi cardiocircolatori. Un quadro clinico gravissimo e praticamente irreversibile.

I rianimatori le provano tutte, ma i miglioramenti sperati non arrivano. Al fianco del piccolino c’è da subito suo papà poi si fa portare lì anche la mamma letteralmente sotto choc per quello che sta succedendo. Intorno alle 2 le condizioni del neonato peggiorano ulteriormente che muore qualche ora dopo.