Bernardo Caprotti, un eroe dell’Italia che lavora

Bernardo Caprotti non c’è più. Se n’è andato dopo 90 anni vissuti sulla cresta dell’onda. Lavorando, producendo posti di lavoro. E lottando, tanto.
E’ diventato famoso per il suo libro “Falce e Carrello”, in cui evidenziava tutte le anomalie e i favoritismi nella gestione dei rapporti tra le Coop e le cosiddette regioni rosse.
Caprotti aveva scritto nero su bianco, documentando tutto, quanto fosse difficile in certe realtà come la Liguria e la Toscana fare concorrenza alle Coop. Ha pagato per questo, anche in sede giudiziaria. Una lunga vicenda da cui, dopo alti e bassi, è uscito vincitore. Anche i giudici hanno stabilito che Caprotti aveva ragione.
Non è stato questo il suo unico merito. Sì, è vero, Caprotti ha aperto gli occhi. Grazie al suo libro, parlare di “clientelismo” e favoritismi nei confronti delle cooperative rosse non era più tabù. Qualcuno si è spento oltre, accusando senza mezzi termini di “sistema mafioso”. Qualunque sia il suo nome, un sistema di consenso politico e clientelismo c’era e ancora c’è e Caprotti l’ha denunciato.
Ma soprattutto Caprotti ha creato un impero, contro tutto e contro tutti.

Bernardo Caprotti era il patron dell’Esselunga, famosa catena di supermercati e ipermercati. Per mettere insieme questo impero commerciale, ha affrontato tutti i guai che attanagliano l’Italia: la burocrazia, le tasse, le lotte sindacali, le rivendicazioni dei dipendenti spalleggiati dai sindacati.
A tutto questo ha voluto dire basta: non si poteva fare impresa in Italia con i metodi italiani. Ha lottato contro l’improduttività, il parassitismo, una società a misura di privilegiati che mal si tutela con chi vuole lavorare e produrre ricchezza.
E lui l’ha detto, l’ha scritto, l’ha inculcato agli italiani. Ha dimostrato che con i suoi metodi e la sua mentalità si può lottare contro tutto ciò che impedisce all’Italia di crescere a fare impresa.
Non sappiamo se Caprotti si può davvero definire un eroe del capitalismo. Certo è che rappresenta l’Italia migliore, quella che vuole lavorare e produrre, arricchirsi e creare ricchezza. L’Italia, insomma del fare. Che vuole agire senza lamentarsi e giustificarsi. L’Italia che lotta contro la ricerca di privilegi e diritti immotivati, di chi pretende senza lottare.
Per questo, ha lottato contro due grandi nemici: i sindacati e le cooperative rosse. E se ne va da vincitore. Indimenticato e indimenticabile.
Senza Caprotti, l’Italia intera perde una figura fondamentale. Che, al di là delle abilità, ha mostrato coraggio da vendere.
Grazie Caprotti.

Riccardo Ghezzi
Roma, 2/10/2016