AREZZO, COMUNE VIRTUOSO, CAPOFILA DEL PROGETTO LEGHISTA DA CUI PRENDE ESEMPIO ANCHE CASCINA: LE CASE PRIMA AGLI ITALIANI E LA RESIDENZA A CHI ABITA IN CITTÀ DA ALMENO CINQUE ANNI.

È dal febbraio del 2015 che la linea di condotta dell’amministrazione comunale di Arezzo, in merito all’accertamento di proprietà immobiliari di cittadini UE ed extra-UE che hanno inoltrato domanda di alloggi ERP, porta ad avere in graduatoria per le case popolari più italiani che stranieri, secondo un criterio studiato dall’assessore Tiziana Nisini (che tra le deleghe ha quelle alle politiche della casa), grazie alla quale è stato appiccato lo stesso metodo anche nel Comune di Cascina, che ha preso spunto da quanto fatto dall’amministrazione aretina per dare prima una casa agli italiani. Ma se le cronache hanno elogiato l’operato cascinese, si sono dimenticate di dire che lo stesso è opera del virtuoso assessore Nisini e del Comune di Arezzo. Ma come funziona questo metodo che consente di accontentare gli italiani?

“Si richiede la presentazione di un certificato rilasciato nel Paese di origine del soggetto che presenta la domanda – spiega Nisini -, analogo a quello prodotto dalla Conservatoria dei Registri in Italia, che attesti la titolarità o la non titolarità di diritti di proprietà immobiliare nel Paese di origine o provenienza. Tutti i componenti il nucleo familiare, come individuato a pagina 2 del bando, devono presentare tale certificato a meno che non abbiano ancora compiuto la maggiore età (i certificati devono essere tanti quanti sono i soggetti maggiorenni che compongono il nucleo familiare)”. Ma c’è di più: “Il certificato deve essere legalizzato mediante una delle seguenti formalità: apposizione di “Apostille”, presso la competente autorità interna, se lo Stato che lo ha emesso appartiene a quelli che hanno sottoscritto la convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961; “legalizzazione”, presso le rappresentanze diplomatico-consolari italiane all’estero, se lo Stato che lo ha emesso non appartiene a quelli che hanno sottoscritto la convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961”. Quindi, “il certificato deve essere tradotto in lingua italiana e la traduzione deve recare il timbro ‘per traduzione conforme’. Le traduzioni possono essere effettuate anche presso il Tribunale di Arezzo”. In pratica, a febbraio 2016 è uscito il bando per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica per il Comune di Arezzo. La legge regionale toscana 41/2015 prevede che possano accedere al bando i cittadini che non abbiano immobili di proprietà sia in ambito nazionale che estero ed è qui che noi abbiamo trovato il cavillo.

Partendo dal presupposto che la situazione immobiliare degli italiani viene verificata attraverso il Catasto, (verifica fatta a tappeto e che non comporta nessun costo per l’amministrazione comunale) per gli stranieri, l’amministrazione comunale non ha gli strumenti per verificare, gratuitamente e celermente, lo stato immobiliare dei richiedenti esteri.
“In virtù di questo – prosegue Nisini – abbiamo ritenuto, per una questione di equità, di richiedere la certificazione dello stato immobiliare presso le ambasciate o consolati di riferimento , semplicemente, applicando il DPR 445/2000 il quale non consente l’autocertificazione ma bensì la certificazione. Il risultato è stato che le graduatorie degli ultimi 10 anni, ad Arezzo, hanno visto graduatorie composte da 50% italiani e 50% stranieri su una popolazione straniera del 12%. Con l’ultimo bando abbiamo una graduatoria composta dal 75% di italiani. E tengo a dire – conclude – che siamo stati il primo Comune in Italia ad applicarlo, tant’è che mi stanno arrivando richieste di chiarimenti da tante Regioni.
Sono stata venerdì scorso in Valle D’Aosta, a una conferenza stampa, per illustrare quanto fatto ad Arezzo. Stanno presentando mozioni nei consigli comunali anche in altre Regioni. La buona politica di Arezzo si sta estendendo a macchia d’olio”.
Ma la buona politica di Arezzo passa anche attraverso ciò che sta facendo un altro assessore, Lucia Tanti, che ha deleghe alle politiche sociali, familiari e scolastiche.